mercoledì 31 dicembre 2025

Mi è dato un corpo (di O. Mandel'štam)

Mi è dato un corpo, —. che ne farò io
di questo dono così unico e mio? 

Sommessa gioia di respirare, esistere:. 
A chi ne debbo esser grato? Ditemi. 

Sono giardiniere, e sono fiore.
Nel mondo-carcere io non languo solo

Già sui vetri dell'eternità è posato
il mio respiro, il caldo del mio fiato.

L'impronta lasceranno di un disegno 
e più non si saprà che mi appartiene. 

Scoli via la fanghiglia dell'istante:
rimarrà il caro disegno, intatto. 

1909 Osip Mandel'štam 

martedì 30 dicembre 2025

Un tonfo cauto e sordo (di O. Mandel'štam)

Un tonfo cauto e sordo. — un frutto.
del ramo se staccato via. —
tra gli incessante melodia
del bosco che riposa muto...

1908 Osip Mandel'štam

I rondoni (di B. Pasternak)

I rondoni

Non ce la fanno rondoni serali 
a trattenere l'azzurra frescura.
S'è aperta un varco dai petti chiassosi e fluisce, e non la si può arrestare.

E i rondoni serali non han nulla 
che lassù, in alto, possa trattenere 
il loro grido enfatico: oh, trionfo, 
guardate, la terra è fuggita!

Come un ribollire in caldaia in un bianco gorgoglio
se ne va l'umidità rissosa. -—
Guardate, guardate: non c'è più posto per la terra 
dagli orli del cielo al burrone.

Boris Pasternak 

domenica 28 dicembre 2025

Si attenua l'ostinato fragore della vita. (di A. Blok)

Si attenua l'ostinato fragore della vita.
Si ritrae la marea delle inquietudini.
Ed un vento tra il velluto nero
canta della futura mia esistenza.

Forse mi desterò in un'altra patria,
magari in questa terra tenebrosa?
E a volte mi accadrà di sospirare
con la memoria questa vita in sogno?

Chi sarà a darmi la vita? Il nipote di un doge,
un mercante, un pescatore, o un prete
dividerà il suo letto nelle tenebre
future con la mia futura madre?

Forse affascinando il proprio udito
col soave canto di una veneziana,
il mio futuro padre fra gli accenti
di quel motivo già mi presagisce?

E non forse nel secolo venturo
a me bambino ordinerà la sorte
di schiudere le palpebre tremanti
accanto alla colonna del leone?

Madre, che cantano le àfone corde?
Forse tu stai già fantasticando
di proteggermi con un sacro scialle
dal vento e dalla laguna?

No! Ciò che esiste, che è esistito- è vivo!
Visioni, fantasie, pensieri - indietro!
L'onda dell'alta marea che ritorna
li scaglia nella notte di velluto!  

Venezia, 26 agosto 1909 - Alexandr Blok


È terribile il freddo delle sere (di A. Blok)

È terribile il freddo delle sere,
il loro vento che picchia con angoscia,
l'inquieto frusciare sulla strada, 
di passi inesistenti.

La fredda linea del crepuscolo 
è come il ricordo d'un male vicino 
e il segno certo che noi siamo dentro 
un cerchio non aperto. 

Alexandre Block.

giovedì 25 dicembre 2025

Uccelli blu (di R. Menegat)

Uccelli blu

vedere uccelli blu
lontani

ridotti quasi a scheletri
fin dove non c'è più
aria da solcare...
non toccano 
gli orizzonti pallidi

ed ogni mio senso
del planare
‒ affinché possa impegnare 
i miei liberi istinti
nell'obbiettivo
COSTRINGERMI

al limite a rei-infilarmi
redivivo
in ciò che sono comunque
SEMPRE stato
nell'euforico vortice
del volo, 

‒ ogni mio senso 
di reazione è
distrutto
dal mitragliare dei tasti
e la gravità  ‒ bestemmia 
mai conclusa ‒
e il suono 
e quelle ampie macchie blu
danzanti...
spruzzate con precise pennellate
nello sfondo-schermo

incluso
sfibrato.

Renato Menegat

Voci (di R. Menegat)

Voci

come un tamburo
il cuore nel mio petto
non so se marcia finebre
o all'assalto gagliardo,
di pennacchi ricordo caserme
hardware di fanfare
pulsioni di vena,
di primavera il polline,
di lunghe strade
il sonno sinuoso.

"morti o morenti rotoliamo,
non siam cresciuti soli
nell'anarchia color del vino
nelle ore di lavoro straordinarie.
siamo di pioggia e vento
siamo i topi fedeli"

barcolla il mio corpo 
da queste parti,
dissezionato disadombrato
disadorno senz'ombra
di dubbio
non sono sicuro di esserci.

"abbiamo seguito le tracce
di millenarie illusioni
e pifferai di Hamelin,
poiché tutto è vero:
questo tempio di mondo
dalle note diverse,
e le più belle città
stanno dietro lo specchio"
---------------------------------------------------------------------
respiro appena ma non mi confondo.
non è proverbiale la comodità 
dell'uso dei proverbi?
april dolce è il dormir
felice il germogliar
non c'è nessun criterio
in questo sboccio abnorme
macromatico sfoggio
sfolgorio, cinguettio...

Renato Menegat




Concierto de aranjuez (di R. Menegat)

Concierto de aranjuez

Pelle pesante addosso a me,
poca freschezza o zucchero,
malinconie latenti
                           là rimangono

sfondo arancio-tramonto,
lingue di rosso in bagliori,
il notturno lamento
                            là si tende,

coro di nubi striate, 
oscurità di metallo,
questa lunga esistenza 
                        là si chiude.

(di Renato Menegat)

mercoledì 17 dicembre 2025

Nevi di primavera (di R. Menegat)

Nevi di primavera

Accetta il freddo della vita ed ogni suo rigenerarsi 
dentro alla tua pelle
nessuna identità di là di ciò che sei - acqua tiepida in lacrima!

Avrai l'acqua per le seti inestinguibili
avrai il vino ed il liquore - bizzarrie - domeranno il tuo egoismo 
nelle sere silenti accanto al fuoco spento

Avrai l'inchiostro una stilografica 
che terrai tra le dita annerendole macchiandole
lasciando un segno d'esse su ogni foglio sfiorato 
l'impregnerai di desiderio... 
amore!

Renato Menegat

martedì 9 dicembre 2025

Non cercare mai di dire (di W. Blake)

Non cercare mai di dire il tuo amore
l'amore non può esser detto;
Perché un vento dolce si muove
invisibile e silente

io dissi il mio amore , dissi il mio amore
Le dissi tutto il mio cuore;
Tremante, freddo, timoroso

Ah, lei se ne va.

Non appena s’allontanò da me
giunse un viaggiatore;
invisibile e silente
Oh, non vi fu un diniego.

William Blake

Anche la notte ti somiglia (di C. Pavese)

Anche la notte ti somiglia,
la notte remota che piange muta,
dentro il cuore profondo,
e le stelle passano stanche.
Una guancia tocca una guancia –
è un brivido freddo, qualcuno
si dibatte e t’implora, solo,
sperduto in te, nella tua febbre.

La notte soffre e anela l’alba,
povero cuore che sussulti.
O viso chiuso, buia angoscia,
febbre che rattristi le stelle,
c’è chi come te attende l’alba
scrutando il tuo viso in silenzio.
Sei distesa sotto la notte
come un chiuso orizzonte morto.
Povero cuore che sussulti,
un giorno lontano eri l’alba.

Cesare Pavese

Conservi il tuo petalo di rosa (di E. Pound)

Conservi il tuo petalo di rosa
finché non sia finito il tempo delle rose,
Forse credi che la Morte voglia baciarti?
Forse credi che la Casa Buia
ti troverà un amante
come me ? Le nuove rose sentiranno la tua mancanza?
Il mio preferisci al mantello della polvere
disteso sopra l'anno che è passato,
Assai più devi temere
dal tempo che dai miei occhi.

Ezra Pound

Ama il tuo sogno (di E. Pound)


Ama il tuo sogno
Ogni inferiore amore disprezzando,
Il vento ama
Ed accorgiti qui
Che sogni solo possono veramente essere,
Perciò in sogno a raggiungerti m’avvio.

Ezra Pound

Una fanciulla cantava (di A. Blok)

Una fanciulla cantava in un coro di chiesa
di tutti gli stanchi in contrade straniere,
di tutti i vascelli salpati nel mare,
di quelli che avevano obliato la gioia.

Così la sua voce cantava, volando alla cupola,
e un raggio splendeva sulla bianca spalla,
e ognuno dal buio guardava e ascoltava
il bianco vestito cantare nel raggio.

E a tutti pareva che fosse vicina la gioia
e in un placido golfo ancorati i vascelli,
che in terra straniera gli uomini stanchi
avessero trovato una vita luminosa.

E la voce era dolce, ed il raggio sottile,
e solo in altro, alle Porte del Regno,
ammesso ai misteri, un bambino piangeva
perché nessuno sarebbe tornato.

A. Blok, agosto 1905

Adesso è inverno. (di K. Fukajabu)

Adesso è inverno.
Ma candidi petali
scendono dal cielo.

Forse, oltre le nubi,
è già primavera


K. Fukajabu

la casa dei doganieri (di E. Montale)

Tu non ricordi la casa dei doganieri
sul rialzo a strapiombo sulla scogliera:
desolata t'attende dalla sera
in cui v'entrò lo sciame dei tuoi pensieri
e vi sostò irrequieto.

Libeccio sferza da anni le vecchie mura
ed il suono del tuo riso non è più lieto:
la bussola va impazzita all'avventura
e il calcolo dei dadi più non torna.
Tu non ricordi; altro tempo frastorna
la tua memoria; un filo s'addipana.

Ne tengo ancora un capo; ma s'allontana
la casa e in cima al tetto la banderuola
affumicata gira senza pietà.
Ne tengo un capo; ma tu resti sola
né qui respiri nell'oscurità.

E. Montale

Amai (di E. Montale)

Amai


Amai trite parole che non uno
osava. M’incantò la rima fiore
amore,
la più antica, difficile del mondo

Amai la verità che giace al fondo,
quasi un sogno obliato, che il dolore
riscopre amica. Con paura il cuore
le si accosta, che più non l’abbandona.

Amo te che mi ascolti e la mia buona
carta lasciata al fine del mio gioco.

Eugenio Montale 1946

Lacrime! (di W. Whitman)

Lacrime! Lacrime! Lacrime!
Nella notte, in solitudine, lacrime
Sopra la bianca riva stillano, stillano, bevute dalla rena
Lacrime, non una stella, tutto buio e desolato
Umide lacrime dagli occhi di una capo velato
Chi è quel fantasma? Quella forma che piange nel buio?
Quella massa confusa, ricurva, accucciata là sulla sabbia?
Che lacrime versa, e singhiozza, e spasima, soffocando grida selvagge?
O tempesta incarnata che ti elevi e con rapidi passi percorri la spiaggia!
O furiosa, cupa, bufera notturna, o venti – Oh come erutti disperata!
Ombra, così composta e dignitosa di giorno, col volto calmo e il passo misurato
Oh come imperversi la notte, quando nessuno ti vede – e si scatena l'oceano
di lacrime! Lacrime! Lacrime!

Walt Whitman

Quando il crepuscolo (di P. Sevak)

Quando il crepuscolo passa tra le nubi come un pettine,
e una brezza leggera, come un piccolo cane che fiuta, si ferma davanti a un arbusto,
a un albero, a una zolla, a una persona,
E quando il primo freddo comincia a farsi più forte,
e ci costringe ad abbottonare la camicia e a lamentarci,
Quando la crosta del giorno si spegne sul velluto della notte,
e le lucciole un antico mosaico sembrano disegnare,
Un candido bambino io ridivento ancora,
Ancora nella giustizia ritorno a confidare,
e immagino che morirò… di una morte naturale…
Mi dispiace

Paruyr Sevak

Signore, quando i campi sono freddi (di A. Rimbaud)

Signore, quando i campi sono freddi,
Quando sui casolari diroccati,
Tacciono i rintocchi dell'angelus…
Sulla natura sfiorita
Fa' che si avventino dai grandi cieli
I corvi cari e deliziosi.

Strana masnada di severi stridi,
Il vento freddo vi aggredisce i nidi!
Oh voi, lungo i fiumi ingialliti,
Voi, per le strade d'antiche vie crucis,
Sopra i fossati e sopra le buche
Disperdetevi, su, radunatevi!

A migliaia, sui coltivi di Francia,
Ove dormono i morti dell'altro ieri,
Su, d'inverno, turbinate,
Affinché ogni passante ripensi!
Che tu sia il banditore del dovere,
Oh nostro funereo uccello nero!

Però, santi del cielo, sulla quercia,
Alta a maestra nella sera incantata,
Lasciate le capinere do maggio
Per chi in fondo al bosco, sull'erba
Da cui nessuno sfugge, è incatenato
A una disfatta che non ha domani

Arthur Rimbaud

Testamento (di T. Ševčenko)

Testamento


Quando morrò seppellitemi
sull’alta collina
nella nostra steppa
della bella Ucraina,
che si vedano i campi
e il Dniepr stizzito,
che si oda dal fiume
al mare azzurro
l'inimico sangue
cattivo, impuro
Allor, lascerò la terra,
salirò a Dio
per pregare…ma intanto
non conosco Dio.
Seppellite, insorgete,
le catene spezzate,
con l’inimico sangue
libertà spruzzate,
e nella grande famiglia
nuova, liberata,
non obliate ricordar di me
con parola grata.

Taras Ševčenko

Ricordate (di T. Ševčenko)

Ricordate, fratelli miei
affinché quella sventura non ritorni
come voi e io guardavamo
per bene da dietro le sbarre.
e, certo, pensavamo: “Quando,
per un consiglio quieto, una chiacchiera,
quando ci incontreremo di nuovo
su questa terra devastata?"
Mai, fratelli, mai berremo
insieme l’acqua del Dniepr!
Ci separeremo, disperderemo nelle steppe,
nelle selve, la nostra sventura,
Crederemo ancora un po’ alla libertà,
poi cominceremo a vivere
tra la gente, come la gente.
E finché sarà così,
amate l’Ucraina,
e pregate il Signore
per lei, povera di talenti,
dimenticate, amici,
e non maledite.

Ogni tanto ricordatevi di me
nella crudele schiavitù.

Taras Ševčenko
[1847, Fortezza di Orsk]

Un cane abbaia alla luna (di R. Menegat)

Un cane abbaia alla luna
poi dal cortile illuminato
sale un raggio minuscolo che va a esplodere in cielo

Renato Menegat 1993

Ecco...! (di R. Menegat)

Ecco...!
siamo anche i nodi che vengono al pettine, siamo anche i piedi fuori dal letto - spesso avanziamo a tentoni, come ombre - nelle notti più scure, infinite.

Renato Menegat 2019

Io non ho mani (di D. M. Turoldo)

Io non ho mani
che mi accarezzino il volto,
(duro è l'ufficio
di queste parole
che non conoscono amori)
non so le dolcezze
dei vostri abbandoni:
ho dovuto essere
custode
della vostra solitudine:
sono
salvatore
di ore perdute.

D. M. Turoldo

La foglia (di U. Saba)

Io sono come quella foglia – guarda –
sul nudo ramo, che un prodigio ancora
tiene attaccata.
Negami dunque. Non ne sia rattristata
la bella età che a un’ansia ti colora,
e per me a slanci infantili s’attarda.
Dimmi tu addio, se a me dirlo non riesce.
Morire è nulla; perderti è difficile.

Umberto Saba

Dall'immagine tesa (di C. Rebora)

Dall'immagine tesa
vigilo l'istante
con imminenza di attesa –
e non aspetto nessuno:
nell'ombra accesa
spio il campanello
che impercettibile spande
un polline di suono –
e non aspetto nessuno:
fra quattro mura
stupefatte di spazio
più che un deserto
non aspetto nessuno:
ma deve venire;
verrà, se resisto,
a sbocciare non visto,
verrà d'improvviso,
quando meno l'avverto:
verrà quasi perdono
di quanto fa morire,
verrà a farmi certo
del suo e mio tesoro,
verrà come ristoro
delle mie e sue pene,
verrà, forse già viene
il suo bisbiglio.

C. Rebora

La morte è la curva della strada (di F. Pessoa)

La morte è la curva della strada,
morire è solo non essere visto.
Se ascolto, sento i tuoi passi
esistere come io esisto.
La terra è fatta di cielo.
Non ha nido la menzogna.
Mai nessuno s’è smarrito.
Tutto è verità e passaggio

Fernando Pessoa

L'arte di perdere (E. Bishop)

L'arte di perdere non è troppo ardua.
Tante cose dimostrano l'intento
d'esser perse. Se avviene, non è un dramma.

Perdi una cosa al giorno. Accetta l'ansia
delle chiavi smarrite, dell'ora male spesa.
L'arte di perdere non è troppo ardua.

Perdi di più e più in fretta, per far pratica.
Luoghi, nomi, e dov'era che volevi
fare un viaggio. Nulla sarà un dramma.

Ho perso l'orologio della mamma.
Ora, l'ultima o quasi di tre case dilette.
L'arte di perdere non è troppo ardua.

Ho perso due città, molto belle. E più vasti
regni che possedevo, due fiumi, un continente.
Mi mancano, ma non è stato un dramma.

Anche perdere te (la voce gaia,
un gesto amato) non mi smentirà.
L'arte di perdere non è troppo ardua
anche se può sembrare (scrivi!) un dramma.

Elizabeth Bishop

Ma come non vedi (Memento)

Memento

Ma come non vedi
quale cupa minaccia
s'addensi sul tuo cielo:
è morte morte morte
e gloria vana in cera
fumosa e nera
che si consuma
e consuma la tua sorte
perché è la morte.

3 aprile 2024

Solitudine (M. J. Lermontov)

Solitudine


Orrendo trarre, solitari,
di questa vita le catene.
A spartire la gioia ognuno è pronto,
ma nessuno a spartire la tristezza.
Solo qui sono, come un re celeste,
stretti in cuore i miei dolori,
e vedo, docili al destino,
come visioni, gli anni a dileguare;
e tornano essi, con dorato,
ma identico sogno antico;
e vedo una tomba solitaria
che aspetta: perché indugiare sulla terra?
Di ciò nessuno sarà afflitto:
s’allegrerà (ne sono certo)
la gente più della mia morte
che non, già, della mia nascita.

Michail Jur’evič Lermontov (1814-1841)

Il passero solitario (di G. Leopardi)

D'in su la vetta della torre antica,
Passero solitario, alla campagna
Cantando vai finché non more il giorno;
Ed erra l’armonia per questa valle.
Primavera dintorno
Brilla nell’aria, e per li campi esulta,
Sì ch’a mirarla intenerisce il core.
Odi greggi belar, muggire armenti;
Gli altri augelli contenti, a gara insieme
Per lo libero ciel fan mille giri,
Pur festeggiando il lor tempo migliore:
Tu pensoso in disparte il tutto miri;
Non compagni, non voli,
Non ti cal d’allegria, schivi gli spassi;
Canti, e così trapassi
Dell’anno e di tua vita il più bel fiore.

Oimè, quanto somiglia
Al tuo costume il mio! Sollazzo e riso,
Della novella età dolce famiglia,
E te german di giovinezza, amore,
Sospiro acerbo de’ provetti giorni
Non curo, io non so come; anzi da loro
Quasi fuggo lontano;
Quasi romito, e strano
Al mio loco natio,
Passo del viver mio la primavera.
Questo giorno ch’omai cede alla sera,
Festeggiar si costuma al nostro borgo.
Odi per lo sereno un suon di squilla,
Odi spesso un tonar di ferree canne,
Che rimbomba lontan di villa in villa.
Tutta vestita a festa
La gioventù del loco
Lascia le case, e per le vie si spande;
E mira ed è mirata, e in cor s’allegra.
Io solitario in questa
Rimota parte alla campagna uscendo,
Ogni diletto e gioco
Indugio in altro tempo: e intanto il guardo
Steso nell’aria aprica
Mi fere il Sol che tra lontani monti,
Dopo il giorno sereno,
Cadendo si dilegua, e par che dica
Che la beata gioventù vien meno.

Tu, solingo augellin, venuto a sera
Del viver che daranno a te le stelle,
Certo del tuo costume
Non ti dorrai; che di natura è frutto
Ogni vostra vaghezza.
A me, se di vecchiezza
La detestata soglia
Evitar non impetro,
Quando muti questi occhi all’altrui core,
E lor fia voto il mondo, e il dì futuro
Del dì presente più noioso e tetro,
Che parrà di tal voglia?
Che di quest’anni miei? che di me stesso?
Ahi pentirommi, e spesso,
Ma sconsolato, volgerommi indietro.

lunedì 8 dicembre 2025

La vita fugge (di F. Petrarca)

La vita fugge, et non s’arresta una hora,
et la morte vien dietro a gran giornate,
et le cose presenti et le passate
mi dànno guerra, et le future anchora;

e ’l rimembrare et l’aspettar m’accora,
or quinci or quindi, sí che ’n veritate,
se non ch’i’ ò di me stesso pietate,
i’ sarei già di questi penser’ fòra.

Tornami avanti, s’alcun dolce mai
ebbe ’l cor tristo; et poi da l’altra parte
veggio al mio navigar turbati i vènti;

veggio fortuna in porto, et stanco omai
il mio nocchier, et rotte arbore et sarte,
e i lumi bei che mirar soglio, spenti.

Petrarca

La notte sul fiume d'argento

La notte
sul fiume d'argento
la notte soltanto
cavalco nel sole
ancora con te
né mai ci stanchiamo
di correre insieme
sul fiume d'argento

2015

Come l'erba nel vento

Come l'erba nel vento
io sto,
come l'erba nel vento...
pregando
adorando
il mio Cielo
pregando con lacrime
e sorrisi
adorando
in silenzio
in attesa di un'alba
di un raggio di sole
in attesa che il Cielo si apra
su di me 
e mi rapisca il vento


2018

Gli anni che restano

Gli anni che restano:
come le ore
nell'orto degli ulivi

2018

Quasi sabato quasi notte

Quasi sabato quasi notte:
le iridi già frammenti
di sogno bisbigliano
come treni lontani
come treni lontani...

E una mongolfiera di vapore
s'innalza in cielo a ricoprire
le stelle
le stelle lontane...

Ma tu dove sei, angelo mio?
e dove sono io?

febbraio 2018



è quasi sabato,

è quasi notte

Come barche nella laguna

Come barche nella laguna...

Ecco,
ascolta il grido dei gabbiani
ascolta o cuore di bambù

Scivolano i nostri pensieri
come ombre nella laguna

Guizzi di nostalgia
come anguille
nella laguna...

2018

Nella notte scura

Nella notte scura
nelle tenebre di questo secolo
color della pece color della morte
vieni o Signore!

dicembre 2027

S'è fatta notte (Accadde oggi)

Accadde oggi

S'è fatta notte anche stanotte
ma questa è una notte di stelle di cartone

Fuggono le ombre come i gatti
dai bagliori delle bandiere in fiamme

Accadde oggi
dopo la morte dell'ultimo capitano,
verso la terza ora
verso la tenebra più nera e più profonda
accadde mentre vegliavo

2017

A voi che inorridite

A voi che inorridite
per la vista della morte
ecco io vi dico: la morte è mestiere,
è cosa d'ogni giorno,
è come l'alba,
come il tramonto

2017

È terribile il freddo delle sere (di A. Block)

È terribile il freddo delle sere,
il loro vento che picchia con angoscia,
l’inquieto frusciare sulla strada
di passi inesistenti.

La fredda linea del crepuscolo
è come il ricordo di un male vicino
e il segno certo che noi siamo dentro
un cerchio non aperto.

A. Blok

È solo che la fragilità (Sul filo)

Sul filo

È solo che la fragilità
del cammino
a volte
s'accende
come in un circo

E allora tremano un poco
le mie mani
le mie piccole mani

14 ottobre 2012

La morte, che giunge

La morte, che giunge quando deve
a dirci quanto valgono le cose,
a dirci cosa siamo,
a chiedere il conto di noi stessi
la morte che giunge quando deve
e non sempre si annuncia nel venire

luglio 2015

Entro nei templi ombrosi (di A. Blok)

Entro nei templi ombrosi,
compio un rito dimesso
Là io aspetto la Bellissima Dama
nello scintillìo di rosse lampade.

Nell'ombra presso un'alta colonna
trepido al cigolare delle porte.
E mi guarda nel volto, illuminata,
solo l'immagine, la Sua parvenza.

Oh, sono avvezzo alle splendenti icone
della solenne Eterna Sposa!
Fuggono in alto per i cornicioni
sorrisi, favole e sogni.

O, Sacra, come tenere sono le candele,
come consolano le Tue fattezze!
Io non sento sospiri né parole,
ma credo, Amata, nella Tua presenza.

25 ott. 1902 A. Blok

Confessioni di un teppista - (di S. Esenin)


Confessioni di un teppista

Non tutti son capaci di cantare
E non a tutti è dato di cadere
Come una mela, verso i piedi altrui.
È questa la più grande confessione
Che mai teppista possa confidarvi.
Io porto di mia voglia spettinata la testa,
Lume a petrolio sopra le mie spalle.
Mi piace nella tenebra schiarire
Lo spoglio autunno delle anime vostre;
E piace a me che mi volino contro
I sassi dell'ingiuria,
Grandine di eruttante temporale.
Solo più forte stringo fra le mani
L'ondulata mia bolla dei capelli.
È benefico allora ricordare
Il rauco ontano e l'erbeggiante stagno,
E che mi vivono da qualche parte
Padre e madre, infischiandosi del tutto
Dei miei versi, e che loro son caro
Come il campo e la carne, e quella pioggia fina
Che a primavera fa morbido il grano verde.
Per ogni grido che voi mi scagliate
Coi forconi verrebbero a scannarvi.
Poveri, poveri miei contadini!
Certo non siete diventati belli,
E Iddio temete e degli acquitrini le viscere.
Capiste almeno
Che vostro figlio in Russia
È fra i poeti il più grande!
Non si gelava il cuore a voi per lui,
Scalzo nelle pozzanghere d'autunno?
Adesso va girando egli in cilindro
E portando le scarpe di vernice.
Ma vive in lui la primigenia impronta
Del monello campagnolo.
Ad ogni mucca effigiata
Sopra le insegne di macelleria
Si inchina da lontano.
Ed incontrando in piazza i vetturini
Ricorda l'odore del letame sui campi,
Pronto, come uno strascico nuziale,
A reggere la coda dei cavalli.
Amo la patria. Amo molto la patria!
Pur con la sua tristezza di rugginoso salice.
Mi son gradevoli i grugni insudiciati dei porci,
E nel silenzio notturno l'argentina voce dei rospi.
Teneramente malato di memorie infantili
Sogno la nebbia e l'umido delle sere d'aprile.
Come a scaldarsi al rogo dell'aurora
S'è accoccolato l'acero nostro.
Ah, salendone i rami quante uova
Ho rubato dai nidi alle cornacchie!
È sempre uguale, con la verde cima?
È come un tempo forte la corteccia?
E tu, diletto,
Fedele cane pezzato!
Stridulo e cieco t'hanno fatto gli anni,
E trascinando vai per il cortile la coda penzolante,
Col fiuto immemore di porte e stalla.
Come grata ritorna quella birichinata:
Quando il tozzo di pane rubacchiato
Alla mia mamma, mordevamo a turno
Senza ribrezzo alcuno l'un dell'altro.
Sono rimasto lo stesso, con tutto il cuore.
Fioriscono gli occhi in viso
Simili a fiordalisi fra la segala.
Stuoie d'oro di versi srotolando,
Vorrei parlare a voi teneramente.
Buona notte! buona notte a voi tutti!
La falce dell'aurora ha già tinnito
Fra l'erba del crepuscolo.
Voglio stanotte pisciare a dirotto
Dalla finestra mia sopra la luna!
Azzurra luce, luce così azzurra!
In tanto azzurro anche morir non duole.
E non mi importa di sembrare un cinico
Con la lanterna attaccata al sedere!
Mio vecchio, buono ed estenuato Pégaso,
Mi serve proprio il tuo morbido trotto?
Io, severo maestro, son venuto
A celebrare i topi ed a cantarli.
L'agosto del mio capo si versa quale vino
Di capelli in tempesta.
Ho voglia d'essere la vela gialla
Verso il paese cui per mare andiamo

Sergej Aleksandrovič Esenin

Quando andammo sulla luna

Quando andammo sulla luna
non fu per cogliere i fiori del male,
né per il senno perduto d'Orlando,
fu per sfuggire alle ombre degli angeli inquieti
per il delirio di un pessimo vino,
fu per piantar le bandiere
di stelle e di strisce.

Quando andammo sulla luna
non fu per raccogliere
i lustri diamanti della Ragione
né per inseguir l'anime dai corpi slegate,
fu per il delirio di un vino cattivo
fu per colpa di un'ucronia piena di stelle
stelle dipinte e inutili strisce.

2017

Notte d'inverno (di B. Pasternak)

Notte d'inverno

Mulinava la neve su tutta la terra
in ogni dove,
una candela ardeva sul tavolo,
una candela ardeva.

Come d'estate a sciame i moscerini
volano sulla fiamma,
precipitavano i fiocchi dal cortile
sul riquadro della finestra:

La tormenta attaccava al vetro
cerchietti e strali.
Una candela ardeva sul tavolo,
una candela ardeva.

Sul soffitto rischiarato
si stendevano le ombre,
incroci di braccia, incroci di gambe,
incroci della sorte.

E due scarpette cadevano
con rumore sul pavimento,
e a lacrime la cera dal lucignolo
gocciolava sull'abito.

E tutto scompariva nella foschia nevosa
canuta e bianca.
Una candela ardeva sul tavolo,
una candela ardeva.

Sulla candela un soffio da un angolo
e l'ardore della tentazione
sollevava, quale angelo, due ali
in forma di croce.

La neve mulinò tutto il mese a febbraio,
e senza posa
una candela ardeva sul tavolo,
una candela ardeva.

Boris Pasternak 1946

donaci un pane

Donaci un pane
e un calice di vino buono
sorsi di amore puro
la pace e il tuo perdono

donaci un tempo che non finisca mai
che non sia tempo
che il tempo sai fa male

donaci lacrime per lavarci il cuore
e la pace e il tuo perdono

2016

Non dire una parola (Vajont III)

Vajont III

Non dire una parola,
non una soltanto
non v'è che il silenzio
che ora possa parlare

Lo spirare del vento sulle tue ciglia
e tra i capelli
e croci di legno piantate sui sassi
croci sul fango.

Non dire una parola.

9 ottobre 2016

O giorno eterno

O giorno eterno  o interminabile ora alba e meriggio vespro e tramonto O coro d'angeli, luminoso, e di umani rapita è l'anima in te ...