martedì 24 febbraio 2026

Rinascita (di A. S. Puškin)

 Rinascita

Un barbaro artista il quadro annerisce
di un genio con mano indolente,
e il suo disegno iniquo egli traccia
su quel quadro assurdamente.

Ma, con gli anni, come vecchie scaglie,
si stacca l’estraneo colore,
e l’opera del genio ci appare
nel suo primitivo splendore.

Così nell’anima mia travagliata
scompaiono gli errori compiuti,
e tornano in essa le visioni
dei limpidi giorni vissuti.

di Aleksandr Sergeevič Puškin

Odio i poeti

Odio i poeti e odio i cavalli 
odio i forti i brutti e i belli
             e poi anche i cavalli

Odio i fattori e odio le stalle
odio il sole la luna le stelle
               e anche le stalle

Odio le grasse e odio le magre
odio le tigri le pigre e le sagre
                    e anche le magre

Odio gli idioti e odio i sapienti
i dentisti i dottori e i pazienti
        ma più che altro i sapienti

E poi odio i poeti
– non so se l'ho detto – 
i topi i tappi ed i poeti
ma soprattutto odio i poeti


anni '80


tratti tremanti

 Tratti tremanti

Fuggo gli anni
cavalli impauriti
------------------------
Laggiù è la notte
vi si reca il tuo cammino
------------------------
Brevi sono le stagioni 
più dolci
------------------------
Ali di pojana 
ha i giorni dell'uomo


anni 10 



Piovon di lassù

 Piovon di lassù
cadon giù dalle stelle
(oppure)
evaporando salgono
levitando come fumi
(oppure)
andirivieni d'anime
tra la terra e il cielo
tra gli abissi e il cielo


25 febbraio 2016

Il cantore (di A. S. Puškin)

 Il cantore

Sentivate voi il notturno cantore
della propria tristezza e dell’amore?
E nella quiete dei campi al mattino,
del flauto il suono mesto e cristallino
lo sentivate voi?

Incontravate nel bosco il cantore
della propria tristezza e dell’amore?
Vedevate tracce di pianto, un sorriso,
o un dolce sguardo di dolore intriso,
lo incontravate voi?

Sospiraste voi, ascoltando il cantore
della propria tristezza e dell’amore?
Quando di un giovane avete scorti
nei boschi gli sguardi degli occhi smorti,
sospiraste voi?

di Aleksandr Sergeevič Puškin

Il carro della vita (di A. S. Puškin)

 
Il carro della vita

Anche se a volte su di esso il peso è greve,
agile nell'andare è il carro;
L'ardito cocchiere, il tempo canuto,
lo conduce, senza scendere di serpa.
Al mattino noi sediamo sul carro,
siamo felici di romperci la testa
e, disprezzando pigrizia e piaceri,
gridiamo: va'!
Ma a mezzogiorno il nostro coraggio non c'è più;
siamo stati sballottati; ci sono più temibili
le scarpate e i burroni,
gridiamo: va' un po' più piano, imbecille!
Corre come prima il carro;
verso sera ci siamo abituati
e sonnecchiando andiamo verso l'alloggio
e il tempo spinge i cavalli


di Aleksandr Sergeevič Puškin


sabato 21 febbraio 2026

L'odor di sapone inebria

 L'odor di sapone inebria le mani
e le pulisce
pietosi guanti di lattice le proteggono dal tasto fatale
doveroso pigiare 
doveroso / dopo attenta 
analisi / riflessa riflessione 
– meditata e ponderata certo:
in certi casi...

S'accende la spia e 
si raddrizza sullo schermo
la linea piccosa del cervello cerebrale
la linea si raddrizza 
del cardio che si blocca

ecco

doverosamente + pietosamente
non senza patemi 
ecco

ora, prego, il sapone.



20 febbraio 2016


Minuscoli cristalli di topazio (Luna)

 Luna

Minuscoli cristalli di topazio
seminati a mille a mille
sul raso blu profondo della notte
e tu, perla lucente,
 che l'attraversi

3 settembre 2007

Tu sei la musica

 Tu sei la musica
e la poesia da rammentare

E sei il ritorno 
e il suo cammino
e il mio respiro
sei il segreto gioioso 
che ho nel cuore


10 febbraio 2016


Adesso è la neve (Redenzione)

Redenzione

 Adesso è la neve 
che scende sulle cose
è il vento spazza la polvere 
degli anni
è la pioggia che lava
le orme dai sentieri

10 febbraio 2016

giovedì 19 febbraio 2026

Mosche azzurre (Un addio)

 Un addio

Mosche azzurre ronzano
l'ultimo ronzio della stagione:
questo è un addio!

novembre 2013

Commisi forse il peccato

 Commisi forse il peccato d'esser vivo
milioni d'anni fa ascoltai una voce
ed era una voce sbagliata e maledetta
Feci perciò quel che mi fu detto
milioni d'ani fa
e fu l'inferno

10 febbraio 2016

La statua dice (Quiete)

 Quiete

La statua dice 
all'edera
il suo torpore

novembre 2013

Come la sabbia

 Come la sabbia al deserto
come le acque nei mari
così sono le cose nella preghiera:
i fili dell'erba nei prati
le creste di roccia dell'alpe
i sogni gli amori
e i volti i nomi
i ricordi

10 febbraio 2016

È il Mistero

È il Mistero, o Clemente, che ci rapisce
che ci porta dal legno insanguinato
con un cuore ricolmo di speranza
ch'è già invaso e non ancora, di assoluto 
che pian piano si disvela che ci appare 
dai versi 
lassù nell'alto cielo che ora albeggia 
ora imbrunisce
così come nelle stanze silenziose e scure
– e che dire tuttavia non è da umani –
è il Mistero, o Clemente, 
è lui che ci rapisce


19 febbraio 2016

 

 

Quando mi diede (Erre - Emme)

Erre - Emme 

Quando mi diede 
– mani sporche d'inchiostro dita gialle di nicotina – 
quando mi diede le sue poesie
io ne feci una bisaccia per portarle con me
per tutto il viaggio 

Fogli annerirti di parole 
carte arrossate di ferite
scuri solchi di sanguigna 
e un labbro rotto sotto il naso

Quando mi diede 
– vestiti odorosi di trinciato anfibi neri da ingrassare – 
quando mi diede le sue poesie
io ne feci una borraccia e la portai con me
lungo il deserto - lungo il mercato

19 febbraio 2016



mercoledì 18 febbraio 2026

Azzurro è lo sguardo

Azzurro è lo sguardo nello specchio
e di velluto questo cielo e sa d'incenso

E più azzurro ancora è cielo della sera
è come un manto virginale che si stende
sul saio bigio della gleba

Domani la terra si aprirà!

aprile 2012

Scrive haiku

 Scrive haiku
il poeta dell'Oriente
e intanto si fa sera


19 febbraio 2016

Non c'è speranza di tornare (Samarcanda)

 Samarcanda

Non c'è speranza di tornare
se non di eternità
le valigie ha perso il senso 
ed Oltre è la sola parola 
a rimanere accesa nella sera

Più in là, oltre il fiume che atterrisce
oltre il deserto 
oltre, più in là

Da Samarcanda muovono i passi
del solo ritorno 
che ritorno non è 
se non d'eternità

19 febbraio 106


Negli occhi dei giovani giostrai

Negli occhi dei giovani giostrai
l'allegra triste sorte
d'ogni sera di tedio e di zucchero filato

Suoni luci e puzzo di frittelle
girano le giostre ubriache di girare

Piccole zingare infelici invecchiano 
cenando solitarie al tirasegno


19 febbraio 2016

Mille novecento sessanta tre (Vajont)

 Mille novecento sessanta tre

Non ho le mani per fermare il mostro

Nove di ottobre

trema la terra
muggiscono gli armenti

– è solo la morte che viene –

ore ventidue e quaranta

Non ho le mani per fermare il male

Non ho le mani, o Dio!


ottobre 2013




Quattro fantasmi

 Quattro fantasmi

Il primo fantasma disse
Bambino, è assai grande il tuo camino
Sedettero a raccontar le storie
Anche il camino poi svanì
come un fantasma
venne il mattino e già non era più


Il secondo fantasma era d'un gatto
un'ombra appena accennata lesta
fra le ombre ad apparire 
la carne rubando dalle sue spalle
fra le tazze trovando un riparo
e lesto fu poi a scomparire


Il terzo fantasma fu il tulipano
nato nell'aiuola più grande del giardino
corolla screziata di porpora e di oro
bracci verdi di smeraldo
disse piano parole mute
che egli non capì


Il quarto fantasma 
fu il re dei fiori 
re degli astri e delle stelle
figlio d'un'aquila e d'un cigno
piccolo era
era un bambino 
con ali di farfalla volava
e volò via verso la luna

gennaio 2016




Cade la pioggia

Cade la pioggia 
scende la neve 
scorre il vento
sull'anime 
tergendo

gennaio 2016

Con usura egli scrisse

Con Usura
– egli scrisse –
nessuno ha una solida casa

Pazzo era costui?
Ma Usura ritorna e non svanisce
iena avvoltoio
branco vorace rostro rapace!

Bianchi i polsini che firmano
a chi trema e suda e muore
la disperata speranza di non morire
bianche le mani di raso le dita
dal color confetto 

Eppure...

Eppure disperano coloro che Usura colpisce
essi guardano intorno cercando pietà
cercando ciotole di grano, 
germi di umana giustizia sotto le stelle...
giustizia che mai non verrà

Perché sterili grembi piuttosto, sterili lombi
contronatura – egli scrisse 
anche i figli si vendono 
anche i figli si comprano al mercato degli abusi!
Perché pletore ermafrodite s'affollano
nei teatri nei palazzi nei sottoscala
stuprano i templi orgiano agli altari

Pazzo era costui?
Ma ad Eleusi davvero han coronato le puttane
e carogne crapulano ogni notte ospiti di Usura.


17 febbraio 2016









martedì 10 febbraio 2026

A Werter (di J.W. Goethe)

 A Werter

Ancora una volta, ombra tanto compianta,
osi emergere alla luce del giorno,
mi vieni incontro su prati appena fioriti,
e non temi il mio sguardo;
è come se nell'alba vivessi,
quando la rugiada nel campo ci rianima,
e dopo i graditi affanni del giorno
ci fa gioire l'ultimo raggio di sole;
io destinato a restare, tu a partire,
m'hai preceduto, e molto non hai perso.
[...]

Com'è struggente la voce del poeta che canta
per sfuggire la morte ch'è il distacco!
A lui, catturato in questi tormenti con sua parte di colpa,
conceda un dio di esprimere quel che in segreto soffre.

Johann Wolfgang Goethe

lunedì 9 febbraio 2026

Disse la nave al faro (La nave e il faro)

La nave e il faro

 Disse la nave al faro
– Seguimi – 
disse.
– Non posso – 
le rispose il faro
– Non posso – 
ed ella si rattristò

Disse alla nave il faro
– Fermati – 
disse
– Non posso – 
rispose a lui la nave
– Non posso – 
ed egli si rattristò

Sorgeva intanto una candida luna
e piccola si fece la nave 
sotto il lume d'argento

Il faro lanciò alla nave il suo ultimo raggio
era il più bello che aveva, 
era una rosa di maggio
era il dardo d'amore
come un sospiro 
dentro il bagliore

Cadevano infine le stelle 
lucide e belle
dal firmamento al mare.

anni duemila



venerdì 6 febbraio 2026

E quando poi tornò

 E quando poi tornò
non vide più che un'ombra
alla parete
Un'ombra come d'un amore 
che finiva

Ma suonava ormai la mezzanotte
ed ella era già lontana

21 dicembre 2017

Poni lo sguardo ai monti

 Poni lo sguardo ai monti purpurei dell'autunno:
di lassù ci spira il vento
ci passa fra capelli 
come sulle festuche
dei prati incolti
ed è la vita

1982 - 1990


Azzurri orizzonti veneti

 Azzurri orizzonti veneti
ho spiato nel verdazzurro della sera
aggrovigliato io nei mei metafisici
pensieri

1980

giovedì 5 febbraio 2026

L'infelicità

 L'infelicità è la terra
da cui si elevano
i nostri giorni

12 gennaio 2018

Guarda come nevica

 Guarda come nevica 
che sono tante ali di falena
e petali d'arancio in aria
e il cielo è come il latte

Non la vedi neanche più la guerra
e non vedi più gli elementi le gavette
le trincee

E guarda come mi scorre adesso 
quest'inchiostro dalle dita
giù giù come lacrime dagli occhi

L'eternità è a un passo:
come non la vedi?
L'eternità è vicina
lascia passi di volte impressi
sulla neve


9 dicembre 2017

Né speranze né timori

 Né speranze né timori tu avrai,
vecchia collina,
i palazzi ti sbiadiscono sull'erta
e piangendo stai le tue ferite
le rotte mura e delle erbe 
la selvatica anarchia

Dormono i gatti,
le foglie secche
a colorare scendono
le vie

1984

martedì 3 febbraio 2026

Ero certo che tu tornerai

 Ero certo che tu tornerai 
così quando andasti con quell'uomo 
così difficile da intravedere 
– più giovane eri di quanto tu non fossi, più sorridente ancora –
io presi con me la mia scacchiera 
ed era tutto ciò che mi serviva 
solo un pedone lasciai che mi avanzasse 
un pedone nero lasciai sopra la mensola 
come un custode come reliquia 
perché ero certo che tu tornerai 

Quando uscii dalla nostra casa chiusi la porta 
ma subito vi ritornai a riaprirla 
subito girai la chiave di tre giri 

Giungendo stava la sera, stava scendendo la notte 
ed io per questo accesi la luce dell'ingresso 
perché tu trovassi una luce al tuo ritorno 
e perché la casa t'aspettasse, 
t'aspetti sempre con la mia luce e il mio pedone 
ed in essi io pure 

Sono certo che tu tornerai 

22 Aprile 2021

O giorno eterno

O giorno eterno  o interminabile ora alba e meriggio vespro e tramonto O coro d'angeli, luminoso, e di umani rapita è l'anima in te ...