domenica 31 marzo 2024

Una rosa nera

Una rosa nera
colsi una notte
nel tuo giardino

Si tinse di sangue
la corolla
quando la strinsi al petto.

1991

Ronza furiosa (tempo I)

Ronza furiosa la mosca imprigionata
ronza l’ultima sua ora
disperata

Ovunque il grigio velo
del tempo
s'è disteso:
sui versi di Montale
sul vecchio davanzale
sul pendolo annoiato
sul balocco abbandonato
di un bambino.

novembre 2009

L’onorevole rospo

L’onorevole rospo di laguna
dagli occhi piccoli ed untuosi
suppurando cremose opinioni
e sudaticce verità riversionate
-miasmi e sofismi-
capovolge replica diniega
muta e trasmuta
e fa virar colore:
il bianco in nero il nero in bianco
e viceversa,
emette illusioni, riflessi verdastri
dalla viscida sua scorza,
e saliva ed umori cangianti
per ingannevoli traslogiche
verbali,
fuor degli orifizi
accusando il debole per timor del forte,
orinando inganni,
politicando feci
sul fusto del vero e delle umane dignità
perdute

2007

sabato 30 marzo 2024

Sabbie mobili (Sofia)

Sofia

Sabbie mobili i tuoi pensieri
Labirinti mortali e tele di ragno.

Sofia, groviglio di
enigmi
che rubano l’aria
invischiano le ali
al falco pellegrino.

20 febbraio 2011

Infinita la schiera (I santi)

I santi

Infinita la schiera
avanzava

Con passo leggero
i calzari sfiorando la neve

Avanzava
infinita la schiera
dei candidi manti
leggera nel sole avanzava

Avanzava la schiera
nel silente candore 
dell'alba

4 febbraio 2010


Quoque tu (sbaraquack)

Sbaraquack

Quoque tu,
Quiproquò
gran quoco di qualità
un quacquadecco,
dal grande becco,
quocesti
ai quacqueri?

1992

Piccolo Amore (Tango)

Tango

Piccolo Amore con la valigia di cartone
Piccolo Amore che ti sei perduto
al di là del tempo, al di là del mare…
Piccolo Amore,
non ti so scordare.

Ma troppo grande è per me questa vita intera
e troppo piccola per noi è questa barca fragile.

Tra le onde alte e le navi a vapore,
sui lunghi treni anneriti della pianura,
viaggia il tempo, troppo veloce per noi,
troppo veloce per me, Piccolo Amore.
Che già tu sei così distante, 
distante come la luna
come le stelle del firmamento.

Allora un tango scriverò per te,
Piccolo Amore,
un tango triste e appassionato
d’un’Argentina lontana 
d'un'America promessa vana
il tango d’un amore
che se n’è andato
per non tornar mai più.

Lo canto a labbra chiuse
ché io non so cantare
e lo suono senza strumenti
ché io non so suonare
e lo ballo senza fare un passo
ché io non so ballare.

Questo tango silente 
Piccolo Mio Amore 
lo faccio per te, 
Piccolo Grande Amore, 
che non sei più.

16 maggio 2008

Tela d’Aracne (Silenzio)

Silenzio

Tela d’Aracne sulle cose, 
di verbi, di fiati
sprecati
inutili fiati ed inutili segni

Tace la pietra, ché sacro è il silenzio:
Immensa Parola di Dio

Tace il mio volto
enigma nello specchio riflesso

2 marzo 2011

Tra i fiori (Il giardino II)

Il giardino II

Tra i fiori i volti i nomi
passeggia pensieroso nel giardino
il mio silenzio.

Ronzano gli insetti sulle aiuole,
rare farfalle si posano ingannate
e fra i sassi saltella il merlo timoroso.

Non vedono non odono non dicono
costoro
l’agire profano del coboldo
l’orante chino sulla pietra,
il viaggiatore perso in cerca
di ristoro.

2010

Trema la pelle del corsiero (La mossa)

La mossa

Trema la pelle del corsiero
soffiano forte le sue nari.

Cada infine il canapo nella rena della pista!
Sciolgano le briglie il triste freno che trattiene!

Vedranno gli umani il vento e la furia e
dell’onda marina 
la candida schiuma sulla groppa.

19 settembre 2010

Tu ed io…

Tu ed io…
fuga di pensieri…
immagini contorte nella nebbia
                                del mattino
- ti amo! 
- mi ami?


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(A volte partivamo col treno del mattino)


1988 Per F.S.

venerdì 29 marzo 2024

Volano bandiere d'agosto (Un sogno)

Un sogno

Volano le bandiere d'agosto 
levate nel vento della sera,
colori amori poesie,
giostra di gaiezza
dei bimbi felici
di guardare.

Battono i cuori
i tamburi i pensieri
e le mani rugose
dei vecchi 
battono di gioia, felici
felici di guardare.

13 maggio 2010

Quella tenera mano (un matto)

Quella tenera mano
che t’accarezza i capelli,
che non ti lascia un istante,
è una mano d’amore.
è una mano di madre.

Dolci le dita che raccolgon le ciocche
lisciandole appena con grande dolcezza,
lasciandole andare, cadenti e leggere.

E ancora una volta 
e poi ancora e ancora.
così senza sosta e soltanto per te.

Carezze materne sul viso, sul cuore:
che dolce tepore!

Occhi curiosi guardano il matto:
è da anni che è solo,
e da solo sul letto,
si accarezza i capelli
come una mano di madre.

1991

C’è lu mattu (Poesia!)

Poesia!

C’è lu mattu chi scta‘cchì
co la svegllia fa drì drì.
si lu mattu, porcu munnu
nu‘mmi fa finì lu sunnu 
ie ‘cce spari col fuscì! 
(punt'esc'clamattì)

1985

Mondo finocchio (La poesia perfetta)

La poesia perfetta

Mondo finocchio
fetente, maiale
mondo cane
porco, cane
porca miseria
porca vacca
mucca
mondo cavallo
vaffanquadro
vaffanquinto
vaffancuore
vaffancustode
porco mondo 
cane cane!

1985

Bacilli d’ogni sorta (La poesia infetta)

La poesia infetta

Bacilli d’ogni sorta
diffondiam o noi incoscienti
ad ogni alitar dei nostri venti
e con perversa idiozia dispensiamo
i virus d’ogni malattia
non v’è cosa al mondo che non contenga un morbo
lo dice il muto e lo vede l’orbo
miriadi di malanni coltiviam negli anni
di nazione in nazione 
di generazione in generazione.

anni Ottanta

Piccolo uomo (Plinius il geco)

Plinius il geco

Piccolo uomo
dai denti aguzzi
dai biondazzi capelli
e radi e ritinti
piccola zucca
dalla microba mente…
ti vomitò un giorno il ventre di tua madre
viscido e sporco eri,
nudo e piangente.

Ora parli comandi cammini
sprechi il tuo fiato
dicendo scemenze
calpesti le teste e scoreggi sentenze.

Piccola larva malamente cresciuta.
verrà oh se verrà il bel giorno in cui marcirai.

1991

In quelle frecce (L'arciere)

L'arciere

In quelle frecce
che per un infinito istante
hai tenute chiuse fra le dita
e nell’arco teso come un’arpa
hai messo gli occhi e il cuore.

Lo scudo che hai sul petto
lo sentirai gridare se Dio così vorrà.

19 settembre 2010

Garofani e rose e fiori di giglio (Il giardino I)

Il giardino (I)

Garofani e rose e fiori di giglio,
appassiscono recisi nel mio giardino
li avvolge il silenzio
o il sussurro del salice, leggero.

Qualche volta è il mesto mormorio
della pioggia che risuona fra i bossi.

Volti e nomi e scolorite preghiere
consacra di tanto in tanto il temporale.

22 giugno 2010

Galleggiano i sensi nel canneto

Galleggiano i sensi nel canneto
l’immensa pianura li disperde
come voli di gabbiani 
come echi di canti lontani.

10 febbraio 2011

...O son donne (Donne violini e caffettiere)

Donne violini e caffettiere

...O son donne
o son violini... 
o caffettiere!

anni Ottanta

Il profumo della neve (L'elenco)

L'elenco

Il profumo della neve
i passi sulle foglie
il sapore del vino nuovo
l'odore della pipa
il canto degli uccelli
gli zoccoli del cavallo
l'abbaiare lontano di un cane
il fischio del treno
il chiocciare nel pollaio
lo scroscio della fontana
il fruscio del fiume
il sussurro del vento
le mani di mia madre
il freddo del tuo naso
il tepore del letto
le lacrime di un bimbo
il sale del mare
l'odore di Venezia
il vociare del mercato
il respiro della notte
la nenia del rosario
la campana che suona
il cielo stellato
la banda in piazza
l'uscita da scuola
il sapore delle fragole mature
l'aroma inebriante dell'uva
il pane fresco
un sorso di birra
la carezza
il bacio della sera

2006

È una meteora

È una meteora
quel primo verso divino
che incendia d'un tratto la mente
poi si fa buio
e incomincia il cammino.

2009

Ci fu il firmamento…

Ci fu il firmamento…
Ci fu?
Nubi nere attraversano il cielo

1991

Adagio (Ninna nanna)

Ninna nanna


Adagio

soffficisssimi

Piumini

Soffiano

fiato: sbuffano

nel vento.

 

Più che mai morbidamente

Ma leggero leggero pian piano

lieve come neve che lieve scende e scende

Ora riposo,

con gli occhi socchiusi e i pensieri posati

Sogno e sbadiglio, sogno il riposo

Riposo nel sogno e nel sonno sbadiglio.

 

Dormire riposare adagiarsi sul morbido tiepido giaciglio

Ninna nanna ninna oh, come un bimbo dormirò.

Apocalisse del cuore

Apocalisse 
nel cuore...
cieli infranti, stelle cadenti
nella stanza da letto:
potrei morire  

Apocalisse
negli occhi…
si alzano i sipari, si svelano
gli ultimi astri eterni

Ed ecco un Volto:
dono d'amore per per me 
veliero squarciato dalla marea

Si svela il Volto
in questo sogno che sogno non è

Sul muro la mia ombra è una croce
volgo le braccia al cielo
oltre il soffitto cieco
di questa stanza.

Ed ecco il Volto,
apocalisse d'amore nella notte scura,
Dono per il mio cuore malato, 


16/04/2007

Pedageron scrive dal fronte

Pedageron scrive dal fronte

Sono vecchio mia cara, ci son già duemila anni che pesano sulla mia schiena, pure i miei occhi di bambino non t’ingannano, perché è ciò che sono: un fanciullo di duemila anni compiuti.

Sono secoli che guardo questo fiume scorrere al mare e secoli che ne conto una ad una le gocce, e i cadaveri a passare, e i tronchi di querce abbattute dal tempo, galleggiando essi sulle onde. Ascolto la voce delle ninfe, come ascolto la tua, mia cara, e desidero le stelle come una volta. E di perdermi tra le nubi come un uccello.  

Ma dal fronte tra queste crode sento la tua voce. Leggo le tue parole.

Mi manchi mia cara, ora che le tue mani e i tuoi baci si son fatti un ricordo. Mi manchi come mancano i sogni alla dura realtà.

Ti ho chiamata Sophie per confondermi ancora. Ho sognato un paradiso per sentirti di meno. Per illudermi ancora.

Perché son troppo vecchio per ritornare a valle, per ripartire verso altre cime. E troppo giovane per abbandonare il fronte, mentre la guerra contro le cose si fa più severa.

Ti scrivo lettere da quest’esilio. Cerco conforto nelle tue parole. Ti leggo come ti leggerebbe un vecchio, ti guardo nelle figure come farebbe un bambino. Mi manchi, mentre si attende improvviso un attacco che però non viene.

 

 2007

Patapum su Belgrado

 

Patapum su Belgrado

Patapum, e giù le bombe su Belgrado.

Patapum. Bombe intelligenti. All’uranio impoverito (poveretto l’uranio).

Patapum, “patapum” fanno le bombe su Belgrado. Bombe di pace. Bombe arcobaleno.

Larghe bocche, al di qua dell’Adriatico, da un orecchio all’altro si stendono. Belle larghe.

Senti che botti?

Quali botti?

Alla televisione!

Ah quelli? Sì, belli!

Patapum, e giù la giustizia su Belgrado. E giù la pace.

Cade a fiocchi la pace, cade a gocce la giustizia.

La pace scoppia sulle case, sulle scuole, sulle vie. Sembra una festa.

Guarda c’è gente sdraiata là sotto. È stata colpita dalla pace!

La giustizia s’irradia per le strade (uranio impoverito). Durerà per anni ed anni.

Patapum, il ministro dà la mano (cordialmente) al ministro.

Patapum, l’ambasciatore conversa (amabilmente) con l’ambasciatore.

Niente guerra, solo pace, patapum.

Cattivi puniti e tutti i buoni felici, patapum.

Pulizia etnica rovesciata: tutto bene.

Larghi sorrisi, patapum, strette di mano, patapum, conversazioni allegre, patapum, dollaro bene, euro bene.

Il cattivo morrà in prigione. Dollaro bene, euro bene. Stop.


MB

20 agosto 2007

Tutto questo è ormai giunto alla fine

Tutto questo è ormai giunto alla fine, sono gli ultimi giorni per la vedetta, le ultime marce.

La guardia, davanti al portone, sta con lo sguardo perso dentro i bottoni della sua divisa, e non sente i rintocchi della campana, non sente il vento del ritorno.

Le città sono invase, le menti contorte, le armi spuntate, su tutti trionfa la menzogna trionfa l’accusa.

Il bianco è chiamato nero e il bene è chiamato male. L’innocente langue in prigione, la vittima soccombe e s'incorona il colpevole, con corone d’alloro, certo, e di rose profumate.

Ma tutto questo sta per finire.

2008


La notte gli spari attutiti (Assedio notturno)

Assedio notturno


La notte

Gli spari attutiti... la nebbia____

__________Signore, la cena è pronta, signore....
(((((((((((((((((((((((((((((((((((((((((.........spari attutiti.........))))))))))))))))))))))))))))))))))))))))))

NEBBIA

Fumo, oppio, incenso...
Sto bene,                 adesso sto bene grazie!

_____________Signore, la sua cena__________

Di là, fuori nella notte,      il cane da lontano,            ecco lo senti?                   abbaia...                          da lontano.

Sto bene.

Fischia il treno lontano nella notte.                 Ora sto bene, grazie.

    Scrivi un bacio alla mia donna.                     Ora sto bene.
  %%%%
Un bacio.

Spari attutiti nella memoria.
  Ho combattuto la buona battaglia?
          Vegliate sul mio sonno...
                         123456......

Ora vengo a cenare.          Ora sto bene.                    Poi dormirò un poco.                 Dormirò.

La notte è serena.            Niente più spari.

                 \   ^ Mandi un bacio alla mia donna.]

La pipa del generale

 

La pipa del generale

Il generale Mac Arthur scende dall’aereo. Si guarda attorno soddisfatto ammirando le macerie del paese. È un paese ormai sconfitto, distrutto, sottomesso: «un bel lavoro», commenta il generale, «…un ottimo lavoro».

Il generale Mac Arthur scende piano dall’aereo. Stringe fra i denti un’enorme pipa di legno. Una pipa larga quanto un atollo del Pacifico. È un atollo del Pacifico.

Il generale sorride guardando quel che resta del nemico, a ogni passo manda a tutti un sorriso di vittoria. E uno sbuffo di fumo dalla pipa.

La sua pipa  è un vulcano dal ventre caldo di fornace. Sbuffi di fumo escono a botti, «ma che strano», dicono, «gli sbuffi han la forma dei funghi». Il generale sbuffa e sorride: son proprio funghi di fumo quelli che escono dalla sua pipa.

Finiamo il lavoro, ora si tratta di umiliare i vinti perché anche l’animo sia sconfitto, si tratta di schiacciare col tacco degli stivali il loro miserabile cuore. Poi sì che sarà un lavoro ben fatto.

Il generale per intanto schiaccia per bene il tabacco dentro la caldaia, preme con le dita fino in fondo alla caverna. Preme il tabacco che sa di foresta tropicale, lo schiaccia con forza comprimendo ogni sua parte. Lo fa con cura, perché sia tutto ben pronto, perchè nulla sfugga alla fiammata: il lanciafiamme produce un effetto migliore, ed è più buono l’aroma che ne esce poi.

Di laggiù tutto tace, non proviene alcun rumore, ma il generale sa già che le fiamme staneranno i rumori voluti. Saranno rumori graditi. Sogghigna il generale accendendo la pipa.

Il generale ha lì pronta una penna. È la penna della resa, una penna comune, senza alcun inchiostro speciale. E ha un foglio, che è bianco, ma reca già scritto il futuro della colonia, il radioso futuro dei vinti: pace e misericordia, per le pelli piagate, per le ragazze violate dai suoi bravi soldati.

Il cannello è lungo e stretto. Lungo come un treno che fugge dalle città in fiamme. Lungo e flessuoso, come il treno che i caccia hanno raggiunto. Il cannello è un treno da mitragliare pieno di uomini inermi. E infatti un crepitìo esce dal cannello infuocato, e un sapido fumo sale alla bocca del vincitore.

Ora che tutto è firmato, il generale lucida le sue medaglie. Laggiù, in fondo alla sua pipa, qualcosa continua a bruciare, lento, senza rumore. Continuerà per tanto tempo, anche dopo che gli sbuffi a forma di fungo saranno stati dimenticati.

Michele Balen

10/03/2007

La nostra fortezza

La nostra fortezza
«Signore, è arrivato il messo imperiale. »
«In queste condizioni che siamo? Ma come diavolo avrà fatto a venire fin qui? »
«Non lo so signore, ma è di la che l’attende. »
«E va bene, fallo entrare e poi raggiungi gli altri sugli spalti.»
«Agli ordini signore!»

Il tenente Angeli entrò nella stanza e salutò portando la mano al berretto.
«Non mi aspettavo un messo, tenente, è da tanto che non se ne vede uno quaggiù in frontiera. A dire il vero qui non ci aspettiamo più nulla, solo di morire. Ha visto che sfacelo è la fortezza?»

Il tenente non si era mosso dall’ingresso, pareva una statua di cera, rigido e segnato da uno strano pallore. Lo si sarebbe detto malato, ma anche così, forse per l’eleganza della sua divisa turchina, forse per i lineamenti del volto decisamente belli, forse per la sua giovinezza, aveva un aspetto che rimaneva immensamente lontano dallo squallore in cui si trovava immerso. La sua bellezza e la sua eleganza lo rendevano alieno ai volti scavati dei soldati, alle loro divise logore, e al complessivo senso di sfacelo che caratterizzava ogni angolo dell’avamposto.

Il capitano notò la rigidezza e scambiandola per impazienza sbottò:
«Su avanti, mi dia gli ordini che deve darmi e si levi dai piedi, almeno lei che può.»

«Capitano, gli ordini lei li conosce già, sono “Resistere fino all’ultimo uomo, non cedere la bandiera, tenere le posizioni.”»
«E allora, non sarà mica per questo che lei è venuto fin qui? Solo per dirmi questo?

«Venga tenente, guardi, guardi là fuori… Ecco i bastioni della fortezza visti da questa parte, li vede? Bello spettacolo vero? Non c’è quasi più nulla ormai… Il nemico entra ed esce come vuole. Muri crollati, macerie.»
Così dicendo spinse col braccio il giovane ufficiale verso una feritoia e gli indicò i resti dei bastioni meridionali.
«I caduti non si seppelliscono neanche più. E guardi, guardi là, lo vede quello straccio schifoso, quella cosa lassù che cenciola verso il basso come un fazzoletto sporco? Ecco quella, quella roba, è la nostra bandiera… Lo vede Angeli, non ha più senso che lei venga a riferirmi dei vecchi ordini risaputi in questo avamposto disgraziato.

«Non lo sa il nostro imperatore che qui siamo tutti perduti ormai, che qui siamo già morti e sepolti da un bel pezzo?»

«Capitano…»

«No aspetti, tenente, aspetti le voglio far vedere ancora una cosa: ecco, guardi dalla torretta, ecco là, li vede quei pochi uomini malconci? Quelli sono tutto il contingente che ho a disposizione per… per, come dice lei, “resistere fino all’ultimo, per non cedere la bandiera” – ah, la bandiera!- e per “tenere le posizioni.”»

«Capitano sono venuto a dirle che la fortezza non è perduta. L’imperatore sta mandando i rinforzi, batterie leggere e pesanti e nugoli di cavalleggeri, e file immense di fanti ben armati che già sono in marcia per raggiungervi.

«E non è tutto capitano, presto anche lei potrà tornare alla capitale, perchè il nostro amato sovrano la vuole incontrare. Ecco, questo le dovevo dire.»

Il capitano tacque, guardò le mura sbrecciate. In quel momento una cannonata nemica fece crollare l’ultima torretta. Vi era un ritmo regolare di botti e di crolli.

Le mosche ronzavano girando come delle ossesse per la stanza sbattendo qua e là come impazzite. Nel fosso sotto la santabarbara a nugoli densi si alzavano e si posavano sui cadaveri ammucchiati. Dai muri sporchi di sangue, dalle postazioni cadute, da sotto le macerie proveniva un intenso odore di morte, di sangue raffermo, che pervadeva ogni recesso della fortezza.

Gli ultimi soldati barcollavano ubriachi, incespicano cantando bestemmie e oscenità e finivano col crollare sui i feriti e sui cadaveri insepolti. Di là del muro, da oltre il vallo, si udiva l’odiosa raffica delle risate, grasse, bestiali, divertite dei nemici. Risate cattive.

«Ma cosa mi sta dicendo tenente? Cosa diavolo mi sta dicendo? Ma che cosa vuole salvare di questo schifo, il nostro sovrano? Ma non lo vede che non c’è più nulla da salvare?»

«Tenente!» Grida il capitano «Tenente, io non ho più una fortezza, dica al nostro imperatore che qui tutto è perduto, che le sue truppe arrivano tardi. Che questo posto è un letamaio, gli dica, indegno del suo nome! Gli dica piuttosto di aver pietà di questo capitano e dei suoi soldati. Gli chieda semmai di far seppellire i nostri corpi, senza onori, giusto giusto che i corvi smettano di farne questo macabro scempio.

«Io l’ho persa la mia guerra, ho perso la mia fortezza, e i miei uomini, ho perso tutto! Dica questo al nostro amato imperatore. E gli dica anche che non ho servito bene né lui né la patria. Che ho fallito che ho sbagliato, che sono stato ingannato come un bambino, che non ho vegliato a dovere. Mi sono lasciato tradire come un idiota. E poi... e poi basta, tenente, basta! stiamo solo perdendo il nostro tempo, e non è bene, anche oramai se il mio non vale un granché.

«Se ne vada fin che è in tempo, tenente; vada via di qui, lei ha finito la sua missione, torni alla capitale a riferire della sconfitta. Le armate dell’impero forse trionferanno, ma non per noi che non le vedremo più.

«Non dica così capitano, abbia fiducia, il nostro…»

«Fiducia? », lo interruppe il capitano, «Ecco, Angeli, questo sangue che macchia la mia camicia, lo vede? Fu tre giorni fa, la fucilata di un cecchino mentre osservavo la collina, e adesso è tutto infetto. Tra poco io sarò morto, durerò un giorno o forse due, ma non ho speranze. Che fiducia vuole che abbia? Anzi sa che le dico tenente?

E così dicendo il capitano infilò la mano in una tasca e ne estrasse un oggetto rosso e lucente

«Questa è la mia croce, ecco Angeli, la prenda e la restituisca al nostro sovrano. E gli dica che non ne sono stato degno, ai generali dica che non …»

Ma non finì la frase, sospirò, tacque e abbassò lo sguardo. La mano porgeva la croce al tenente, ma questi, dopo un istante di esitazione, portò la mano al berretto.

«Agli ordini, capitano» disse, girò su se stesso e si avviò verso la porta.

Appena fu uscito la voce del capitano risuonò cupa alle sue spalle.

«Aspetti tenente, aspetti... »

«Dica capitano… »

«Faccia sapere al nostro imperatore che attendiamo con fiducia il suo aiuto.»

«Agli ordini signore.» rispose il tenente con un sorriso sulle labbra. E se ne andò.

Appena giunse l’alba un pallido raggio di sole penetrò la caligine e il polverìo denso dei bastioni disfatti. Da lontano, da nord, si sentiva venire un crescente fragore di trombe e di tamburi. Finalmente una sentinella mandò uno scomposto segnale di esultanza.



30 agosto 2008

Glory glory hallelujia

 

Glory glory hallelujia

Guarda la nostra bandiera!

Ogni stella una gloria,

un dio da adorare!

Ogni stella un migliaio di musi rossi sterminati nelle loro riserve

Ogni stella un migliaio di dannati tedeschi sepolti vivi a Dresda

Ogni stella un migliaio di musi gialli arrostiti nelle loro caverne

Ogni stella un migliaio di vietnamiti gasati nelle foreste

Ogni stella un migliaio di iracheni ammazzati nel deserto

Ogni stella un migliaio di talebani torturati a Guantanamo

Guarda la nostra bandiera!

Ogni striscia una storia

d’onore e di vittoria!

Ogni striscia un migliaio di bombe sui civili innocenti

Ogni striscia un migliaio di mercantili affondate

Ogni striscia un migliaio di case distrutte

Ogni striscia un migliaio di famiglie scomparse

Ogni striscia un migliaio di donne violentate

Ogni striscia un migliaio di innocenti elettrizzati

Ma l’anima vive ancor

 

 

Il Santo Graal

 

Il Santo Graal

Quattro, sette, dodici cavalieri partirono diretti verso i più lontani sistemi solari.

Quattro, sette, dodici astronavi solcarono il cielo puntando la prua verso lo spazio infinito e profondo.

La Cerca si estese fin oltre l’immenso cosmo dei sette cieli, fin oltre le stelle più sconosciute e lontane.

Si videro agire le oscure potenze della notte, le forze arcane e misteriose del Drago primordiale.

Vi furono memorabili duelli e scontri spaventosi.

Poi tutto ebbe a finire.

 

Ritornò in patria un solo cavaliere. Tornò un’astronave sola.

Vi erano là dodici dei suoi fratelli, tutti raccolti attorno ad una mensa di legno e di sassi. Sopra la mensa stavano un calice di vino ed un pane spezzato.

Col vino del calice e col pane spezzato il cercatore poté  ristorarsi e più non ebbe né fame né sete.

 

 

Nessuna Norimberga

 Nessuna Norimberga per noi, signore! Fummo nel giusto! Avevamo il nemico, signore, di fronte a noi, avevamo il nemico sotto di noi e facemmo solo il nostro dovere signore! Sotto di noi era il nemico, signore, e ubbidimmo agli ordini, signore!

Frastuono di aerei sul nostro cielo. La contraerea impazzita che spara a casaccio. Cadono le bombe, cade una pioggia di fuoco, e di proiettili vaganti. Poi le macerie. Poi il sangue, le grida,le grida dappertutto, da sotto le case distrutte, dalle vie..( dalle vie? quali vie?). Poi silenzi sovrumani, luci spettrali. E morte, morte, morte…

Colpire il bersaglio! Azione strategica! Neutralizzare il nemico! sterminare il nemico renderlo innocuo! Azione rapida azione pulita! Blitz! Nessuna Norimberga per noi, signore! Fummo nel giusto!

Una bambola emerge dalla polvere, accanto una manina spunta da sotto i mattoni crollati, -cinque anni, poi basta- una manina che non può salutare.

Altrove: dov’è la mia mamma? Non c’è più la mia mamma? Anche il papà non c’è più anche la nonna non risponde, nessuno. Solo gente che grida, gente che piange… ma dov’è mio fratello?

Avevamo un popolo da salvare, da liberare, da neutralizzare, da sconfiggere, da uccidere, da sterminare, da massacrare, signore! Sotto di noi era Hiroshima, Nagasaki, Bagdad, Londra, Roma, Milano, le Fosse Ardeatine, Montecassino, i nostri lager, i nostri gulag, le foibe…. no, ci scusi signore, scusi la confusione, sotto di noi era Dresda, soltanto Dresda!

Fiamme ovunque nube scura, nube chiara, lampi e sangue odore acre, manca il respiro, fiamme fiamme, fumo grida grida pianto…. Aiuto! Vi prego, aiutatemi… 

Eseguimmo gli ordini da buoni soldati -Grazie per le medaglie signore!- Fu un’operazione difficile, un gioco da ragazzi, un’azione da eroi, una cosa da nulla, Signore! Ancora grazie!

Poi fu la fame, il freddo, la miseria, e i fantasmi inquieti vaganti nella notte a chiedersi perché. Perché bimbi innocenti sotto i mattoni, perché madri e padri e vecchi e cani e gatti e canarini han dovuto pagare conto per cosa per chi? Per la giustizia?

Andavano massacrati sterminati quei bastardi, quelle carogne quegli insetti, in nome della razza, della libertà, del popolo, della civiltà, della pace, della giustizia!

Complimenti per l’operazione capitano, complimenti vivissimi. Manovra decisiva, azione determinante. Capitano! La patria vi è grata, il mondo vi è grato.

Dresda: atto dovuto imposto dalle logiche della guerra giustificato intervento bellico necessitato da… coordinato storicamente indotto… motivazioni congiuntura comprensibile eravamo nelle condizioni di… fatto storicamente rilevante oltre trecentomila vittime civili da dimostrare dato contestabile va compresa la situazione non avremmo dovuto potuto creduto voluto fatto non proprio rilevante poco rilevante forse accaduto….passato…

13 febbraio 1945. L’aviazione britannica bombarda con bombe incendiarie la città di Dresda, affollata di profughi e priva di obbiettivi militari, distruggendone il centro storico e provocando 300.000 morti.

6 agosto 1945. Un bombardiere USA sgancia una bomba atomica su Hiroshima: muoiono subito 75.000 persone, molti dei 90.000 feriti moriranno nelle settimane successive. La città è rasa al suolo. 

9 agosto 1945. Un bombardiere USA sgancia una bomba atomica su Nagasaki: 40.000 persone e altrettanti feriti.

Come li chiami

Come li chiami questi rumori di temporale che si fanno ad ogni ora più vicini? 
e questi neri voli d'uccello, questo gracchiare dai rami, dai tetti e fra le case? 
Come li chiami questi lamenti dei vecchi muri, lo scricchiolio inquieto delle strutture... 
Come li chiami?

E come lo chiami tu, quest'odore, questo sentore di fumo lontano e di alberi vecchi, 
di legni marciti, di acqua stagnante, che invade le vie?

E cosa pensi tu, dei tappeti d'oriente appesi alle mura della nostra fortezza 
e dei banchi di vasi cinesi esposti al mercato?

Rulla ancora un tamburo, spari di cannone, lontani lontani. 
Un grido di donna impazzita. Ancora il tamburo, e aerei nel cielo. 
E la tradotta che riprende a viaggiare.

Cosa pensi della nostra bandiera ammainata, su sulla torre più alta?

2008

Occhi di vetro

Occhi di vetro stanno immersi
in un rosso bicchier di vino

Sembra infinito l'iride
abbine cura!

anni Ottanta

Lampi d'azzurro

Lampi d'azzurro...
è come pietra il cuore

Sembra un grido la notte

anni 90

L'alzaia

L'alzaia svanisce travolta nella nebbia

Fantasmi di case cantoniere e di sentieri
ruggine e gomme in abbandono

3 Febbraio 2016

L'infinito orizzonte

L'infinito orizzonte
del cielo
io sono
e in esso eternamente
io vado migrando
come il cigno celeste
fra candide isole
fra velieri d'argento
come il falco
gettandomi a freccia
nel cuore dell'immensità

20 dicembre 2009

Uno stormo d'inutili poeti (La tempesta)

La tempesta

Uno stormo d'inutili poeti
come cartacce nel vento
svolazza qua e là 
nel tempo
Vecchi scapigliati futuristi esistenziali
colle schiene rotte 
sulla cruda sassaia del fiume

Ionici brandelli, dorici corinzi
colonne capitelli timpani di templi
antichi
e vecchie fotografie sbiadite

Trattati di metrica greca
corimbi e ditirambi esametri latini

...  

Ricorda
le rocce,
come lame taglienti
che l'onda snudò.

Ricorda,
come di sale,
la bianca distesa delle croci allineate.

25/04/2010

Sono il maestro

Sono il maestro,
mio bene prezioso,
il maestro del tempo
dei giorni perduti,
del tempo che va

T’insegno la storia,
mio fiore adorato,
e le sue crudeltà.

T’insegno la vita e t’insegno la morte,
del tempo che passa ti svelo i segreti,
…del tempo, del tempo impietoso,
del tempo sì forte.

Anche di me, anche di te,
farà polvere il tempo,
mio giovane allievo,
ma la storia è una strana poesia 
che anche tu scriverai.

1992

Non ho parole (Sorrisi)

Sorrisi

Non ho parole
Non ho respiro
Non ho la voce

Ti sei scordata di me?

Non ho parole
Non ho coraggio
Non ho la forza

Se vuoi un sorriso
Sarà quello che avrai

Non ti racconterò dolori
Non ti scriverò poesie

E tutto andrà bene 
Tutte le volte che ti ricorderai di me

1991

In silenzio

In silenzio,
contro le piaghe ingiuste della vita
contro le ferite ricevute
In silenzio,
lontano
con l’archivio dei pensieri
sottobraccio,
vestito il corpo
di freddo e di miseria

In silenzio,
andare
in quel mondo remoto
con la speranza
o il timore
di non perdere più nulla

5 febbraio 1985

Nuvole pigre (Le nuvole)

Le nuvole

Nuvole pigre che nuotano ad est
Nuvole grasse che riposano al sole
Nuvole navi laggiù all’orizzonte
Nuvole di rondini e di gabbiani
Nuvole di aerei e di cormorani
Bianche gazzelle che fuggono via
Agnelli al pascolo nel cielo d’arancio
Nuvole lupi nella notte paurosa
Nuvole dure che recan la pioggia
Nuvole rosa leziose e sornione
Nubi di neve al disgelo
Nuvole di fiori al davanzale
Nubi di piombo e nubi d’acciaio
Nuvole scure di ciminiere annerite
Nuvole di ossido e di anidride
Nubi di cobalto e nubi d’asfalto
Nuvole di uranio, nuvole di morte
Nuvole fatte di fumo bigio
Nuvole di guerra e di lacrime amare
Nuvole rosse com’è rosso il sangue
Nuvole rosse com’è rosso il vino
Nuvole di rame, nuvole d’oro
accese la sera verso il tramonto
Nuvole di pensieri assopiti
Nuvole di ricordi perduti
Nuvole di amori, nuvole di cuori
Nuvole di tabacco
Nuvole d’oppio e di vapori d’assenzio
Nuvole di mirra e nuvole d’incenso
Nuvole perse senza una meta
Nuvole in viaggio da più di una vita
Nuvole allo sbando come cani randagi
E nubi di perla e nubi di vetro
E nubi azzurre di velluto e di seta
Nuvole di damaschi e nubi di broccati
Nuvole di mogano e nuvole d’avorio
Nuvole di fantasmi e di spettri infelici
Nuvole di angeli e di santi e beati
Nuvole di speranza
Nuvole di sorrisi
Nuvole di malinconia
Nubi dei campi elisi
Nuvole d’ombre sopra la terra
Nuvole maschere a coprire la luna
Nuvole di note e nuvole di armonia
Nuvole di bimbi sognanti, di castelli volanti
Nuvole senza peso, nuvole senza età
Nuvole di vascelli e velieri 
Nuvole di foglie portate dal vento

4 dicembre 1991

Finiscono all’alba (Una rosa)

Una rosa

Finiscono all’alba
di vivere i sogni

Cadono, a maggio
i tuoi petali o rosa,

Altra vita fiorisce,
mio dolce amore... 
La tua non più

1991

parole, parole…

Parole, parole, parole…
parole dette per dir del sole
ma di un sole che sol non è
che della luce non ha la luce
che del calore il calor non ha

Parole, parole, parole…
parole dette per dir la luna
ma di una luna che non è luna 
che della luna non ha l’argento 
che della velata luna 
neppure i veli non ha

Parole, parole, parole…
parole dette per dir l'amore
ma quale amore, se il calor non ha
di un cuore che sappia amare
ma quale amore, se non ha il bene, 
se non ha l’ardore, né gli occhi 
né labbra, né mani non ha?

2007

Alchimie (Il mago)

Il mago

Alchimie
d'uomini e cose
magie di parole e di sguardi
sussurri di luna
e venti e piogge
boschi e silenzi
le mie mani sanno incantare

1991

Verrà da te il serpente (per Rachele)

Verrà da te il serpente
suonando una soave melodia
verrà per poterti incantare,
ma tu, amore mio, non l'ascoltare 
e fuggi via, via verso la luce

Verrà da te una strega
con un cesto di saperi profumati
verrà da te per poterti avvelenare
ma tu, amore mio, non ne assaggiare
e fuggi via, via verso la luce

Verrà da te il lupo
e avrà sembianze di agnello
verrà per poterti mangiare
ma tu, amore mio, non ti fermare 
e fuggi via, via verso la luce

Verrà da te la morte
col suo manto di tenebra e di dolore
verrà da te per poterti rubare
ma tu, amore mio, non t’impaurire 
e fuggi via, via verso la luce

gennaio 2007 (per Rachele)

fuori dai sogni

Fuori dai sogni
ciechi
ululano le sirene
del mattino:
s'infrangono le piazze
si dissolvono i portici
svaniscono i volti
amici della notte

anni Ottanta

Immensa e oscura (La notte)

La notte

Immensa e oscura
mi possiede
la notte

Col suo velo d’inquietudine
col suo raggelato silenzio

            Ho bisogno di te… 
            …stammi vicino

1984

O giorno eterno

O giorno eterno  o interminabile ora alba e meriggio vespro e tramonto O coro d'angeli, luminoso, e di umani rapita è l'anima in te ...