colsi una notte
nel tuo giardino
Si tinse di sangue
la corolla
quando la strinsi al petto.
soffficisssimi
Piumini
Soffiano
fiato: sbuffano
nel vento.
Più che mai morbidamente
Ma leggero leggero pian piano
lieve come neve che lieve scende e scende
Ora riposo,
con gli occhi socchiusi e i
pensieri posati
Sogno e sbadiglio, sogno il riposo
Riposo nel sogno e nel sonno
sbadiglio.
Dormire riposare adagiarsi sul
morbido tiepido giaciglio
Pedageron scrive dal fronte
Sono vecchio
mia cara, ci son già duemila anni che pesano sulla mia schiena, pure i miei
occhi di bambino non t’ingannano, perché è ciò che sono: un fanciullo di
duemila anni compiuti.
Sono secoli
che guardo questo fiume scorrere al mare e secoli che ne conto una ad una le
gocce, e i cadaveri a passare, e i tronchi di querce abbattute dal tempo,
galleggiando essi sulle onde. Ascolto la voce delle ninfe, come ascolto la tua,
mia cara, e desidero le stelle come una volta. E di perdermi tra le nubi come
un uccello.
Ma dal fronte
tra queste crode sento la tua voce. Leggo le tue parole.
Mi manchi mia
cara, ora che le tue mani e i tuoi baci si son fatti un ricordo. Mi manchi come
mancano i sogni alla dura realtà.
Ti ho
chiamata Sophie per confondermi ancora. Ho sognato un paradiso per sentirti di
meno. Per illudermi ancora.
Perché son
troppo vecchio per ritornare a valle, per ripartire verso altre cime. E troppo
giovane per abbandonare il fronte, mentre la guerra contro le cose si fa più
severa.
Ti scrivo
lettere da quest’esilio. Cerco conforto nelle tue parole. Ti leggo come ti
leggerebbe un vecchio, ti guardo nelle figure come farebbe un bambino. Mi
manchi, mentre si attende improvviso un attacco che però non viene.
Patapum su Belgrado
Patapum, e giù le bombe su Belgrado.
Patapum. Bombe intelligenti. All’uranio
impoverito (poveretto l’uranio).
Patapum, “patapum” fanno le bombe su Belgrado.
Bombe di pace. Bombe arcobaleno.
Larghe bocche, al di qua dell’Adriatico, da un
orecchio all’altro si stendono. Belle larghe.
Senti che botti?
Quali botti?
Alla televisione!
Ah quelli? Sì, belli!
Patapum, e giù la giustizia su Belgrado. E giù
la pace.
Cade a fiocchi la pace, cade a gocce la
giustizia.
La pace scoppia sulle case, sulle scuole, sulle
vie. Sembra una festa.
Guarda c’è gente sdraiata là sotto. È stata
colpita dalla pace!
La giustizia s’irradia per le strade (uranio
impoverito). Durerà per anni ed anni.
Patapum, il ministro dà la mano (cordialmente)
al ministro.
Patapum, l’ambasciatore conversa (amabilmente)
con l’ambasciatore.
Niente guerra, solo pace, patapum.
Cattivi puniti e tutti i buoni felici, patapum.
Pulizia etnica rovesciata: tutto bene.
Larghi sorrisi, patapum, strette di mano,
patapum, conversazioni allegre, patapum, dollaro bene, euro bene.
Il cattivo morrà in prigione. Dollaro bene,
euro bene. Stop.
MB
20 agosto 2007
Tutto questo è ormai
giunto alla fine, sono gli ultimi giorni per la vedetta, le ultime marce.
La guardia, davanti al
portone, sta con lo sguardo perso dentro i bottoni della sua divisa, e non
sente i rintocchi della campana, non sente il vento del ritorno.
Le città sono invase,
le menti contorte, le armi spuntate, su tutti trionfa la menzogna trionfa l’accusa.
Il bianco è chiamato
nero e il bene è chiamato male. L’innocente langue in prigione, la vittima
soccombe e s'incorona il colpevole, con corone d’alloro, certo, e di rose
profumate.
Ma tutto questo sta
per finire.
2008
La notte
Gli spari attutiti... la nebbia____
__________Signore, la cena è pronta, signore....
(((((((((((((((((((((((((((((((((((((((((.........spari
attutiti.........))))))))))))))))))))))))))))))))))))))))))
NEBBIA
Fumo, oppio, incenso...
Sto
bene,
adesso sto bene grazie!
_____________Signore, la sua cena__________
Di là, fuori nella notte, il cane da
lontano, ecco
lo
senti?
abbaia...
da lontano.
Sto bene.
Fischia il treno lontano nella
notte.
Ora sto bene, grazie.
Scrivi un bacio alla mia
donna.
Ora sto bene.
%%%%
Un bacio.
Spari attutiti nella memoria.
Ho combattuto la buona battaglia?
Vegliate sul mio
sonno...
123456......
Ora vengo a cenare. Ora sto
bene.
Poi dormirò un poco.
Dormirò.
La notte è
serena.
Niente più spari.
\ ^ Mandi un bacio alla mia donna.]
La pipa
del generale
Il generale Mac Arthur scende dall’aereo. Si
guarda attorno soddisfatto ammirando le macerie del paese. È un paese ormai
sconfitto, distrutto, sottomesso: «un bel lavoro», commenta il generale, «…un ottimo lavoro».
Il generale Mac Arthur scende piano dall’aereo. Stringe
fra i denti un’enorme pipa di legno. Una pipa larga quanto un atollo del
Pacifico. È un atollo del Pacifico.
Il generale sorride guardando quel che resta
del nemico, a ogni passo manda a tutti un sorriso di vittoria. E uno sbuffo di
fumo dalla pipa.
La sua pipa
è un vulcano dal ventre caldo di fornace. Sbuffi di fumo escono a botti,
«ma che strano», dicono, «gli sbuffi han la forma dei funghi». Il generale
sbuffa e sorride: son proprio funghi di fumo quelli che escono dalla sua pipa.
Finiamo il lavoro, ora si tratta di umiliare i
vinti perché anche l’animo sia sconfitto, si tratta di schiacciare col tacco
degli stivali il loro miserabile cuore. Poi sì che sarà un lavoro ben fatto.
Il generale per intanto schiaccia per bene il
tabacco dentro la caldaia, preme con le dita fino in fondo alla caverna. Preme
il tabacco che sa di foresta tropicale, lo schiaccia con forza comprimendo ogni
sua parte. Lo fa con cura, perché sia tutto ben pronto, perchè nulla sfugga alla
fiammata: il lanciafiamme produce un effetto migliore, ed è più buono l’aroma
che ne esce poi.
Di laggiù tutto tace, non proviene alcun
rumore, ma il generale sa già che le fiamme staneranno i rumori voluti. Saranno
rumori graditi. Sogghigna il generale accendendo la pipa.
Il generale ha lì pronta una penna. È la penna
della resa, una penna comune, senza alcun inchiostro speciale. E ha un foglio,
che è bianco, ma reca già scritto il futuro della colonia, il radioso futuro
dei vinti: pace e misericordia, per le pelli piagate, per le ragazze violate
dai suoi bravi soldati.
Il cannello è lungo e stretto. Lungo come un
treno che fugge dalle città in fiamme. Lungo e flessuoso, come il treno che i
caccia hanno raggiunto. Il cannello è un treno da mitragliare pieno di uomini
inermi. E infatti un crepitìo esce dal cannello infuocato, e un sapido fumo
sale alla bocca del vincitore.
Ora che tutto è firmato, il generale lucida le
sue medaglie. Laggiù, in fondo alla sua pipa, qualcosa continua a bruciare,
lento, senza rumore. Continuerà per tanto tempo, anche dopo che gli sbuffi a
forma di fungo saranno stati dimenticati.
Michele
Balen
10/03/2007
Glory glory hallelujia
Guarda la nostra
bandiera!
Ogni stella una
gloria,
un dio da adorare!
Ogni stella un migliaio di musi rossi sterminati
nelle loro riserve
Ogni stella un migliaio di dannati tedeschi sepolti
vivi a Dresda
Ogni stella un migliaio di musi gialli arrostiti
nelle loro caverne
Ogni stella un migliaio di vietnamiti gasati nelle
foreste
Ogni stella un migliaio di iracheni ammazzati nel
deserto
Ogni stella un migliaio di talebani torturati a
Guantanamo
Guarda la nostra
bandiera!
Ogni striscia una
storia
d’onore e di
vittoria!
Ogni striscia un migliaio di bombe sui civili
innocenti
Ogni striscia un migliaio di mercantili affondate
Ogni striscia un migliaio di case distrutte
Ogni striscia un migliaio di famiglie scomparse
Ogni striscia un migliaio di donne violentate
Ogni striscia un migliaio di innocenti elettrizzati
Ma l’anima vive ancor
Quattro, sette, dodici cavalieri partirono
diretti verso i più lontani sistemi solari.
Quattro, sette, dodici astronavi solcarono il
cielo puntando la prua verso lo spazio infinito e profondo.
Si videro agire le oscure potenze della notte,
le forze arcane e misteriose del Drago primordiale.
Vi furono memorabili duelli e scontri
spaventosi.
Poi tutto ebbe a finire.
Ritornò in patria un solo cavaliere. Tornò un’astronave
sola.
Vi erano là dodici dei suoi fratelli, tutti raccolti
attorno ad una mensa di legno e di sassi. Sopra la mensa stavano un calice di vino
ed un pane spezzato.
Col vino del calice e col pane spezzato il cercatore
poté ristorarsi e più non ebbe né fame né sete.
Nessuna Norimberga per noi, signore! Fummo nel
giusto! Avevamo il nemico, signore, di fronte a noi, avevamo il nemico sotto di
noi e facemmo solo il nostro dovere signore! Sotto di noi era il nemico,
signore, e ubbidimmo agli ordini, signore!
Frastuono
di aerei sul nostro cielo. La contraerea impazzita che spara a casaccio. Cadono
le bombe, cade una pioggia di fuoco, e di proiettili vaganti. Poi le macerie.
Poi il sangue, le grida,le grida dappertutto, da sotto le case distrutte, dalle
vie..( dalle vie? quali vie?). Poi silenzi sovrumani, luci spettrali. E morte,
morte, morte…
Colpire il bersaglio! Azione strategica!
Neutralizzare il nemico! sterminare il nemico renderlo innocuo! Azione rapida
azione pulita! Blitz! Nessuna Norimberga per noi, signore! Fummo nel giusto!
Una
bambola emerge dalla polvere, accanto una manina spunta da sotto i mattoni
crollati, -cinque anni, poi basta- una manina che non può salutare.
Altrove:
dov’è la mia mamma? Non c’è più la mia mamma? Anche il papà non c’è più anche
la nonna non risponde, nessuno. Solo gente che grida, gente che piange… ma
dov’è mio fratello?
Avevamo un popolo da salvare, da liberare, da
neutralizzare, da sconfiggere, da uccidere, da sterminare, da massacrare,
signore! Sotto di noi era Hiroshima, Nagasaki, Bagdad, Londra, Roma, Milano, le
Fosse Ardeatine, Montecassino, i nostri lager, i nostri gulag, le foibe…. no,
ci scusi signore, scusi la confusione, sotto di noi era Dresda, soltanto
Dresda!
Fiamme
ovunque nube scura, nube chiara, lampi e sangue odore acre, manca il respiro,
fiamme fiamme, fumo grida grida pianto…. Aiuto! Vi prego, aiutatemi…
Eseguimmo gli ordini da buoni soldati -Grazie
per le medaglie signore!- Fu un’operazione difficile, un gioco da ragazzi,
un’azione da eroi, una cosa da nulla, Signore! Ancora grazie!
Poi
fu la fame, il freddo, la miseria, e i fantasmi inquieti vaganti nella notte a
chiedersi perché. Perché bimbi innocenti sotto i mattoni, perché madri e padri
e vecchi e cani e gatti e canarini han dovuto pagare conto per cosa per chi?
Per la giustizia?
Andavano
massacrati sterminati quei bastardi, quelle carogne quegli insetti, in nome
della razza, della libertà, del popolo, della civiltà, della pace, della
giustizia!
Complimenti per l’operazione capitano,
complimenti vivissimi. Manovra decisiva, azione determinante. Capitano! La
patria vi è grata, il mondo vi è grato.
Dresda:
atto dovuto imposto dalle logiche della guerra giustificato intervento bellico
necessitato da… coordinato storicamente indotto… motivazioni congiuntura
comprensibile eravamo nelle condizioni di… fatto storicamente rilevante oltre
trecentomila vittime civili da dimostrare dato contestabile va compresa la
situazione non avremmo dovuto potuto creduto voluto fatto non proprio rilevante
poco rilevante forse accaduto….passato…
13 febbraio 1945. L’aviazione britannica
bombarda con bombe incendiarie la città di Dresda, affollata di profughi e
priva di obbiettivi militari, distruggendone il centro storico e provocando
300.000 morti.
6 agosto 1945. Un bombardiere USA sgancia una
bomba atomica su Hiroshima: muoiono subito 75.000 persone, molti dei 90.000
feriti moriranno nelle settimane successive. La città è rasa al suolo.
9 agosto 1945. Un bombardiere USA sgancia una
bomba atomica su Nagasaki: 40.000 persone e altrettanti feriti.
Verrà da te il serpenteO giorno eterno o interminabile ora alba e meriggio vespro e tramonto O coro d'angeli, luminoso, e di umani rapita è l'anima in te ...