venerdì 28 novembre 2025

Spesso il male di vivere ho incontrato (di E. Montale)

Spesso il male di vivere ho incontrato:
era il rivo strozzato che gorgoglia,
era l'incartocciarsi della foglia
riarsa, era il cavallo stramazzato.

Bene non seppi, fuori del prodigio
che schiude la divina Indifferenza:
era la statua nella sonnolenza
del meriggio, e la nuvola, e il falco alto levato.

Eugenio Montale - Ossi di seppia 

mercoledì 26 novembre 2025

Contro l'usura (di E. Pound)

Con usura nessuno ha una solida casa
di pietra squadrata e liscia
per istoriarne la facciata,
con usura
non v’è chiesa con affreschi di paradiso
harpes et luz
e l’Annunciazione dell’Angelo
con le aureole sbalzate,

con usura
nessuno vede dei Gonzaga eredi e concubine
non si dipinge per tenersi arte
in casa, ma per vendere e vendere
presto e con profitto, peccato contro natura,
il tuo pane sarà staccio vieto
arido come carta,
senza segala né farina di grano duro,
usura appesantisce il tratto,
falsa i confini, con usura
nessuno trova residenza amena.
Si priva lo scalpellino della pietra,
il tessitore del telaio

CON USURA
la lana non giunge al mercato
e le pecore non rendono
peggio della peste è l’usura, spunta
l’ago in mano alle fanciulle
e confonde chi fila. Pietro Lombardo
non si fe’ con usura
Duccio non si fe’ con usura
né Piero della Francesca o Zuan Bellini
né fu «La Calunnia» dipinta con usura.
L’Angelico non si fe’ con usura, né Ambrogio de Praedis,
Nessuna chiesa di pietra viva firmata: Adamo me fecit.
Con usura non sorsero
Saint Trophine e Saint Hilaire,
Usura arrugginisce il cesello
arrugginisce arte ed artigiano
tarla la tela nel telaio, nessuno
apprende l ‘arte d’intessere oro nell’ordito;
l’azzurro s’incancrena con usura; non si ricama
in cremisi, smeraldo non trova il suo Memling
Usura soffoca il figlio nel ventre
arresta il giovane drudo,
cede il letto a vecchi decrepiti,
si frappone tra giovani sposi
CONTRO NATURA
Ad Eleusi han portato puttane
carogne crapulano
ospiti d'usura.

L'infinito (di G. Leopardi)

Sempre caro mi fu quest’ermo colle,
E questa siepe, che da tanta parte
Dell’ultimo orizzonte il guardo esclude.
Ma sedendo e mirando, interminati
Spazi di là da quella, e sovrumani
Silenzi, e profondissima quiete
Io nel pensier mi fingo; ove per poco
Il cor non si spaura. E come il vento
Odo stormir tra queste piante, io quello
Infinito silenzio a questa voce
Vo comparando: e mi sovvien l’eterno,
E le morte stagioni, e la presente
E viva, e il suon di lei. Così tra questa
Immensità s’annega il pensier mio:
E il naufragar m’è dolce in questo mare.

Verrà la morte e avrà i tuoi occhi (di C. Pavese)

Verrà la morte e avrà i tuoi occhi 
questa morte che ci accompagna
dal mattino alla sera, insonne,
sorda, come un vecchio rimorso
o un vizio assurdo. I tuoi occhi
saranno una vana parola,
un grido taciuto, un silenzio.
Così li vedi ogni mattina
quando su te sola ti pieghi
nello specchio. O cara speranza,
quel giorno sapremo anche noi
che sei la vita e sei il nulla.
Per tutti la morte ha uno sguardo.
Verrà la morte e avrà i tuoi occhi.
Sarà come smettere un vizio,
come vedere nello specchio
riemergere un viso morto,
come ascoltare un labbro chiuso.
Scenderemo nel gorgo muti.

Cesare Pavese

Termopili (di C. Kavafis)

Termopili

Onore a quanti in vita
si proposero la difesa di Termopili.
Mai allontanandosi dal dovere;
giusti e retti in tutte le azioni,
con dolore perfino e compassione;
generosi se ricchi e, se poveri,
anche nel poco generosi,
pronti all’aiuto per quanto possono;
sempre con parole di verità
ma senza odio per chi mente.

E ancor maggiore è l'onore a lor dovuto
se prevedono (e molti lo prevedono)
che alla fine apparirà un Efialte
e i Medi infine passeranno.

Costantinos Kavafis

Memento! (di I. U. Tarchetti)

Memento!

Quando bacio il tuo labbro profumato, 
cara fanciulla, non posso obbliare 
che un bianco teschio vi è sotto celato 

Quando a me stringo il tuo corpo vezzoso, 
obbliar non poss'io, cara fanciulla, 
che vi è sotto uno scheletro nascosto. 

E nell'orrenda visione assorto, 
dovunque o tocchi, o baci, o la man posi, 
sento sporgere le fredda ossa di un morto. 

 Iginio Ugo Tarchetti

Da Disjecta. Versi editi postumi nel 1879 




mercoledì 12 novembre 2025

strani musei

Strani musei di memoria
Vi riposano vecchie ferite
guerre assopite
polveri e umori
e corpi scaduti

Ci sono pagine macchiate da girare
e la fatica ogni tanto
di pulire la sporcizia peggiore.

1989

In fetidi magazzini 2

In fetidi magazzini di vecchia roba 
aspettiamo noi
mucchi di materiali umani
deperiti scadenti
disperati
in attesa d’essere smaltiti.

1989

sabato 8 novembre 2025

Maison (di Emilio Piano)

Où va-t-on?
Quand on n’a plus de maison?
Les fleurs sous le béton,
Maman,
Dis-le-moi,
Où va-t-on ?

Est-ce qu’un jour on sait vraiment?
Ou est-ce qu’on fait semblant, tout le temps?
Où va le cœur quand il se perd?
Dans les doutes et les hivers?
Pourquoi les jours se ressemblent?
Est-ce qu’on finit par voir ce qu’on assemble?
Maman, dis-le-moi.

Au-delà,
De l’orage il y a
De l’amour, de l’amour, de l’amour,
Quand le ciel s’ouvre,
Tout redevient calme
Et tout va bien.

Où va-t-il ?
Le bonheur, ce fil fragile,
Quand il vacille et se brise ?
Maman, dis-le-moi,
Où va-t-il ?
 
Pourquoi le monde semble si grand,
Quand on devient un peu plus grand qu’avant ?
Que deviennent les rêves qui s’enfuient ?
Et les souvenirs qu’on oublie ?
Est-ce que j’aurai toujours des questions ?
Peut-être que j’en ferai des chansons.
Maman, dis-le-moi.

Au-delà,
De l’orage il y a
De l’amour, de l’amour, de l’amour,
Quand le ciel s’ouvre,
Tout redevient calme
Et tout va bien.

Diritti d'autore:
Writer(s): Lili Poe, Wojciech Urbanski, Józef Rusinowski, Krzysztof Falkowski, Emilio Reinert

Dove si va
quando non si ha più una dimora?
i fiori sotto il bitume.
Mamma,
dimmelo,
dove si va?

Davvero un giorno lo si potrà sapere
o si fingerà, per tutto il tempo?
Dove va il cuore quando si perde 
nei e negli inverni?
Perché i giorni si rassomigliano tutti
alla fine si vede quel che si mette insieme?
Mamma, dimmelo.

Oltre la tempesta 
c'è l'amore... 
Quando il cielo s’apre,
tutto ritorna calmo
e tutto va bene.

Dove va?
La felicità, quel fragile filo,
quando vacilla e si rompe?
Mamma, dimmelo,
dove va?

Perché il mondo sembra così grande,
quando si diventa un po' più grande di prima?
Cosa succede ai sogni che se ne vanno?

E ai ricordi che vengono dimenticati?
Avrò sempre delle domande?
Forse ne farò canzoni.
Mamma, dimmelo.

Oltre la tempesta 
c'è l'amore... 
Quando il cielo s’apre,
tutto ritorna calmo
e tutto va bene.

martedì 4 novembre 2025

Mi chiese

Mi chiese: 
perché la tua musica è così triste?
Io non risposi...

Chi mai avrebbe amato me? 
Avevo ruscelli che mi sgorgavano dagli occhi
e un cuore avevo, ma intriso d'amarezza.

1981 - 2025

O giorno eterno

O giorno eterno  o interminabile ora alba e meriggio vespro e tramonto O coro d'angeli, luminoso, e di umani rapita è l'anima in te ...