martedì 2 aprile 2024

Oh Sofia... (Il filosofo II)

Il filosofo II

O Sofia Sofia,
tu compari, scompari, sussurri, gridi - voce nella mia anima - e mi abbandoni quando vien la sera... 
quando la notte cala come un falco ...

Sofia,
io ti amo dalle trame del tempo,
furtivo com'è furtiva la volpe,
nascosto nel segreto del non sapere,

Sofia,
io ti insegui da sempre, sogno amato, amore sognato....
e io da sempre ti ho avuta e non ti ho avuta mai...

Non c’è solitudine più grande

Non c’è solitudine più grande di un pianoforte che ti risuona dentro il languore della sera.

Notturno di Chopin.

Per la via deserta rimbalzano le note, come palline, sui muri delle case, sul selciato, sotto i larghi sporti dei tetti, e fra le colonne e i pilastri del porticato desolato; non un’anima. Mute le finestre ascoltano il brano, più volte ripetuto. E la mano, la mano che incespica sui tasti.

Studio.

Dai vuoti corridoi del doposcuola, da un’aula lontana - quale mai sarà quell’aula? - proviene il suono. Le scale ristanno, le trombe mute in ascolto, imitando in cuor loro il saliscendi dell’ostinato esercizio.

Al chiar di luna.

Si può ancora sentire una voce di là della porta. Sagome incerte filtrano come i fantasmi dai vetri. È la voce del vecchio maestro che indica i toni, e le pause da fare. Resta del tempo per spiare quei suoni, per ristare in attesa che ella finisca, che riesca l’esercizio finale. Così poi verrà ad aprire, e troverà nella penombra me che l'aspetto, come un cane fedele. Seguiranno dei passi lungo la strada.

Per Elisa.

Mentre lei, il candido l’abito di cotone leggero, e candido il viso, s'accinge a suonare, ecco  che suona, vien furtiva la sera. Il giovane poeta reclina il capo, corregge i suoi ultimi versi e un fluido azzurrino pervade la stanza trafitto dagli ultimi raggi di sole. Un denso profumo di rose e di frutta matura.

Non c’è solitudine più grande di un pianoforte che risuoni dentro il languore della sera.


anni 2000

Infiniti infiniti.

C’è un infinito che è grande grande, più grande del mare e del cielo insieme, è un infinito è infinitamente grande;

Poi ce n’è uno che è piccolo piccolo, ma piccolo che più piccolo non si può.

C’è un infinito tutto pieno, pieno di infiniti, e gli infiniti sono tanti lì dentro, e se ne trovano in numero infinito da tanti che sono.

C’è un infinito, invece, che è infinitamente vuoto e in esso non c’è assolutamente nulla. Nulla se non l’infinito vuoto di cui è fatto. E forse neppure quello, da tanto vuoto che è.

C’è un infinito che non si può riempire perché è troppo grande e uno che è già pieno di sé, e altro non ci sta sen altro infinito.

C’è un infinito che canta e che suona con bellissime armonie.

Uno è fatto di luci e di colori che non finiscono mai di stupire.

Ci sono infiniti infiniti posti in ogni parte dell’infinito spazio, infiniti che brulicano che esplodono che si ritraggono composti, come brave educande in processione.

Infiniti che si fondono in un solo infinitamente grande infinitamente piccolo infinito.

E questo che riempie il mio bicchiere, come vedi, non è del rosso vino di questa terra, e non è grappa, non è nemmeno assenzio, né fumo e neanche medicina. 
No: questo che vedi è il mio quotidiano sorso d’infinito. 
D’infinito puro. 

L'angelo di chi parte…

Lei, che un dolore la tormenta.
Lei che asciuga le lacrime, che cambia i panni, che terge la fronte, lei che accompagna fino alle Porte. 
Lei che ascolta gli ultimi respiri. Lei che ci guarda partire.
Lei, ha invisibili ali di seta e una malinconia nel cuore. Ha sogni e amori nascosti, e lutti da sopportare. 
Lei che ha due perle da far crescere e da amare. Lei che sa il fumo della battaglia. Lei che non può dormire, che i fantasmi le inquietano le notti. 
Lei che teme il futuro…

Lei è un angelo e non lo sa.
E allora che un vento ti porti lontano angelo di chi parte. 
Una nube ti vesta di azzurro. Un sole ti baci la bocca. Un calice riempia il tuo cuore. Un’onda ti culli la notte. Una musica ti faccia danzare, Un veliero ti regalai il ritorno.
Noi che partimmo col tuo sorriso negli occhi per te spenderemo parole e preghiere. E quel che ora non hai, tu un giorno lo avrai.
Noi che partiremo vorremo il tuo caldo sorriso, le tue mani ed un bacio. E per te spenderemo parole e preghiere. E quel che non hai, tu avrai.
E quando tu partirai saremo con te, saremo con te.


Gulliver

Infine Gulliver smise di naufragare.

In un mare largo e grigio, senza né onde né maree, si lasciò andare alla deriva. 

Non fu un naufragio, stavolta, ma solo un dolce scivolìo, uno scorrere lento sulle acque  tranquille del riposo, dentro l’aria ovattata di un tenero oblio. 

Anche la scienza, infine, se ne andò, e lui fu solo. Dalla barca caddero in mare, giù giù nel profondo, le piccolezze dei nani, e le grandezze dei giganti. Cadde la saggezza dei cavalli e qualche mongolfiera senza far rumore s’inabissò. 

Gulliver smise di naufragare e di incontrare isole lontane e genti misteriose. La sua barca azzurrina, senza né vele né motore, si spinse via leggera, come sospesa sul pelo dell’acqua, come mossa da una brezza soave, da un nulla, scivolò verso la luna.

Un candido disco di platino emergeva, infatti, in quel momento dalla linea scura dell’orizzonte, e verso quello, verso la luna egli andava scivolando. Ma andava la sua barca, in verità, più che verso la luna, incontro all’Infinto, incontro a un Mistero così profondo e grande che mai nessun nano lo avrebbe penetrato, e nessun gigante lo avrebbe posseduto, né un cavallo saggio vi avrebbe potuto pascolare, né un volenteroso scienziato indagare. 

Di Gulliver rimase scritto sulle pagine di un libro, e in qualche canzone che ancora si canta. Ma di che cosa egli vedesse al di là dell’orizzonte bruno, al di là della bianca luna, mai non si seppe. Né mai si poté sapere cosa andasse dicendo sottovoce ai fantasmi del mare, ai pesci e alle balene, alle brezze e ai venti di passaggio. Se egli raccontasse loro di isole inventate, di mirabili avventure, dei nani e dei giganti dei quali egli fu il trastullo e dei pazzi con la testa persa fra le nuvole, degli utopisti e dei filosofi che incontrò viaggiando. Non si seppe nulla più di lui. Ma si sa, e questo è certo, che non naufragò mai più.

Oh, di questo cielo

Oh, di questo cielo, tu mi chiedi, di questo cielo...
Mi chiedi del mio cielo, 
che non è diverso dal tuo, 
ma me lo chiedi.
Mi chiedi del mio cielo e io ti dico.

È uno spazio infinito
un'immensità che non ha fine, 
è un deserto azzurro senza orizzonti, 
è un orizzonte lontano che non raggiungo mai.

Vi si perde l’occhio navigando ad est, 
fra isole di candida schiuma, e stormi migratori 
e velieri in volo, fatti di niente.

Vi si perde l’occhio e con esso va via la mente, 
e dietro di lei si perde l’anima, 
cullata al pensiero di un ritorno.

Ah, è sterminata la reggia del sole, 
vi viaggiano gli stormi per mille e mille anni. 
Eppure tutto sta nel mio cuore, 
tutto intero come un piccolo fiore:
che grande mistero è questa cosa!

Che posso dirti del mio cielo?
Ti dirò delle tempeste, che ne spazzano la volta, 
come l’ira furiosa sul volto del padrone. 
Ci sono i lampi, screzi azzurrini che tagliano il vento, 
che abbagliano i mortali, 
e tuoni che fan tremare le gambe dei cavalli, 
e i venti che forti turbinando sconquassano la terra. 
Draghi di vapore, basilischi di tempesta...

Si nasconde la volpe nella tana, e la quercia piega le sue fronde fin che può.

Ti dirò della neve che vien giù da una grigia coltre di luna, 
e porta il freddo ed il silenzio e poi l'odor di fumo 
e poi la morte. 

Ma questo è il mio cielo quand'è l’inverno 
questo è il mio cielo fermo e stanco quando anche il fiume si secca
e si fa teschio.

Meglio che ti dica allora del mio cielo d’aprile, 
coi suoi greggi di nuvole in corsa...

Guarda adesso, che ti mostro una volta stellata: 
sono milioni e milioni le luci accese lassù, 
lassù nel profondo blu della notte.

Ecco, guarda: è grande davvero questo trono di Dio! 
Eppure, credimi, ci sta tutto dentro il mio cuore.

anni 2000

Sono come un guscio di noce (Fragilità)

Fragilità

Sono come un guscio di noce perso nell'oceano di questo mondo.
Mi dicono: "tu sei forte, tu sai come fare, tu sei un uomo sicuro, ci fidiamo di te..."
Ma io lo so cosa sono: un guscio di noce perso nell'oceano di questo mondo.
 
2006

Le foglie morte

Le foglie morte scricchiolavano sotto i nostri passi, ricordi? 
Facevano un tappeto odoroso, colorato, triste e giocondo insieme. 
Erano un dono, un regalo della natura, come la neve, come i ghiaccioli. 
Come la sabbia del mare. 

E invece erano le foglie degli ippocastani che cadevano a milioni, quando arrivava settembre. 
E le castagne matte che precipitavano a terra facendo un bel rumore: un toc-toc-toc con un rimbalzo...

E non ricordi noi, dentro in quel grumo crocchiante, leggero fatto di rossi di verdi di gialli, 
noi a tuffarci come i pinguini, a nuotarci come le foche, e a buttarci sopra la testa, come una pioggia, quel ben di dio, e a farne dei mucchi sempre più alti. Ricordi? 

E ricordi le battaglie con le castagne? 
Tu che restavi in agguato dietro a quel muro, 
io e gli altri vicini alla fontana del mercato...
Ecco, così veniva l'autunno. 
Così, ti ricordi? 


Ecco quel che mi rimane (Lettera a mia madre)

Lettera a mia madre

Ecco quel che mi rimane di te,
creatura confusa, incapace come un bambino,
indifesa come un topino, 
una foglia riarsa, una fonte seccata, 
un ultimo affannato respiro
Che mi rimane? Un rifiuto, una suola di scarpa? Un peso soverchio?

Ecco, mamma, che cosa resta di te e dei tuoi anni: della guerra e della fame, delle ingiustizie patite, dei tuoi tremendi dolori 
che son diventati i miei.

Anche i tuoi segreti, che così bene nascondi, li porterai con te fra le stelle. 
Così il tuo amore ostinato, che tanto bene mi ha fatto, che tanto male mi ha fatto, adesso svanisce, si spegne con lo spegnersi dei tuoi occhi verdi. 
Domani non sarai più qui.

Fino all'ultimo istante, piccola madre mia, avrai una fiamma per me. 
Ostinata contro ogni vento, contro ogni tempesta.

La polvere su carosello

 


Carosello è finito, s’è chiuso il siparietto sui tuoi sogni di bambino.

La vite profumata nel giardino non c’è più, e la bici arrugginisce impolverata.

Dove sono i tuoi amici per farti compagnia? Eccoli, guarda: son cresciuti anch’essi.

Ma tra le foto e i nomi di quel giardino che tu sai, qualcuno di loro già t'aspetta, muto, e intanto dorme.

Tu ridi al pensiero dei pupazzi che t'appaiono come echi lontani: Provolino e Topo Gigio, e il Gatto Felix, Pantera Rosa e Braccio di Ferro. 

Ma la polvere, la polvere già li ricopre tutti.

Ogni tanto però ci soffia il vento, che quella polvere se la porta via.... 

Soffia su Carosello, che ormai è finito, e suoi tuoi capelli bianchi, e li accarezza.

Se resto qui

Se resto qui, da solo, a respirare del fiume della sera, 
se resto qui sul bordo ad ascoltare il mormorio dei flutti, 
se resto ad occhi chiusi a guardare il volo degli aironi, 
se resto qui da solo a sentire le carezze del vento... 
se resto qui da solo 
è solo perché ti sto cercando.

2006

Padre che mai ti ho avuto (Sera d'estate)

Sera d'estate

Padre mio che mai ti ho avuto, 
ubriaco di malinconia ti scrivo questa stasera,
ti scrivo perso in questo tango, come una valse di nostalgia.
Padre che mai ti ho avuto, ero bambino e ti ho rimpianto,
e ti ho cercato ti ho inventato, perché non c'eri, padre...

Madre, madre che stai sparendo, che stai andando via...
quante lacrime ti ho nascoste per non farti ancor più male.
Per non ferirti più.
Madre, una danza solitaria d'amarezza una dolce nenia scrivo per te.
È una carezza e un bacio anche, e un abbraccio che non fa male.

Fratelli, che la vita ci ha divisi, che ci ha tenuti così distanti.
Fratello mio, sorella mia, che mai vi ho conosciuti.
Che il vento vi porti stasera questo sussurro,
è il sussurro di un fratello mai avuto.

Ho ricordi infelici, ho una fredda solitudine che non guarisce.
La tristezza del giostraio, la malinconia del pagliaccio.
Troppo tempo ho trascorso fra i pianti segreti di ragazzo e gli abbandoni.
Non ho costruito in vita mia che nuda steppa, 
la neve del deserto e una canzone amara.

Amico mio che leggi, amica mia del cuore, compatisci queste righe.
Compatisci quest'anima dispersa che in una sera d'estate si guarda indietro,
che per la solitudine e la malinconia,
e per un cielo troppo azzurro e così grande,
versa il suo male in questa coppa.
Amica mia che leggi, amico mio carissimo,
pensami stasera e prega Dio

Anni Dieci

A passo a passo (Il filosofo)

Il filosofo

A passo a passo la vita si dipana,
come un groviglio di filo di lana,
che si sgrezza fra le dita
e vien via sottile,
e poi si rompe.

A passo a passo le mani salgono
fino a toccare il cielo.
Si apron le ali, e voli 
ma quando vien la sera
si chiudon timorose contro il petto.

Le dite s'anneriscono d'inchiostro,
e dagli occhi scende il sale,
di pensieri si macchiano le carte,
di gatti innamorati della notte, 
e di macchie di muffa alle pareti.

A volte si riempiono di fiori
le mattine alle finestre, e poi
vien sera 
e poi mattina.

A passo a passo, a pezzo a pezzo
si disfano i corpi e si sfanno i cuori,
così è la storia...
La sabbia vola via,
o la travolge l'onda.
e se la storia finisce a noi ci resta il cuore.

Così è la vita Sofia,
così è la tua, così è la mia.
Ho qualche riga suo volto e mi sorprendo,
ma poi ci penso ed è la vita…
E allora t'amo Sofia, e amo la vita.

anni Dieci

La verità è lo scrigno (La verità II)

La verità II

La verità è lo scrigno
che la perla dischiude

È il candido fiore 
che dalla mota rinasce

La verità è il velo del tempio
che il Cielo ha strappato

16 febbraio 2011

Lascia dietro di te orme chiare (Lascia)

Lascia

Lascia dietro di te orme chiare
sulla neve,
tracce di foglie nel rossore
autunnale.

Lascia il profumo del pane,
del vino i riflessi dorati
e buone parole 
e gesti d'amore.

Dei tuoi occhi
il sorriso
il perdono, la pace.

San Vittore 14 maggio 2010

Le ali distendo al cielo

Le ali distendo al cielo
e affilo il rostro
fra le mie crode.

10 febbraio 2011

Ombre di sospetto (La verità I)

La verità I

Ombre di sospetto
                    velami di torpore

Timida, come fiamma di cero
                                   la verità

Incerta, come fiamma di cero
                                    la verità

13 dicembre 2010

Non ha più bandiere la mia nave

Non ha più bandiere la mia nave
se non dell'azzurro cielo
che va solcando.

Non dite, dunque, non dite
da quale porto io venga,
non dite in quale contrada
io sia nato cresciuto vissuto,
perché svanita è la mia patria cogli anni,
e rughe di vecchia le son rimaste le vie,
e mani grinzose di madre esse sono,
abbandonate nel grembo.

Malata di un divenire
che non sa il perdono
è la mia patria, 
svanita con gli anni.

06 giugno 2010

In quest’oceano (Naufragi I)

Naufragi I

In quest’oceano
di case, di persone
e di sguardi, di parole
di spade
di rose
in queste acque profonde
di tempesta e di bonaccia
c’è chi naviga
e c’è chi
non sa
che naufragare

1985

M’è sembrato

M’è sembrato, il tuo sorriso,
una foto sulla tomba dell’amore.

T’ho dimenticata
per non morir io stesso,
per non morir d’amore.

Un sorriso mi resta
a far da tomba a ciò che è stato
e due fiori da portarti quand’è l’ora.

1984

S'involò una sera (Mario Mistico)

Mario Mistico

S'involò una sera
o un mattino o una notte
o un chissaché...
s'involò
senza neanche avvisare,
il naso pesto i denti rotti
le mani grosse.

Un pugile sconfitto
un gladiatore abbattuto
un toro trafitto
ecco cos'era,
e lasciò l'ultima sbornia
all'angolo della strada
a morire sotto una pioggia
fredda e cattiva.

Così dondolò
dal ramo di giuda
quel giuda innocente
quel giuda tradito,
così s'involò...
così,

à Dieu mon amì
à Dieu

11 maggio 2010
(a Mario Turra)

Ludendo me stoy con les paroles.

Ludendo me stoy con les paroles.
sube 'l coros cantorinos des fringheis
Me coverze l'umbrìa de' ramos
d'on arbor vieglio.

Sistros de cricrì e de sicòle
e zimbli for de l'erbìa
y vibra l'arc de 'l vent
suvri 'l viulin de ì foy

2010



Giocando sto con le parole
sotto il coro canterino
dei fringuelli.
Mi copre l'ombra
d'un fronzuto patriarca.

Sistri di grilli e di cicale
e cembali dall'erba
e vibra l'arco del vento
sul violino delle foglie.

Ho visto gli angeli danzare

Ho visto gli angeli danzare
a piedi nudi fra le stelle.

Gocce di pioggia e di armonia
raggi di sole sulla pietra
e code di cometa.

Ho visto gli angeli danzare.

9 febbraio 2011

Ho ritrovato nella corrente (Lungo il fiume)

Lungo il fiume

Ho ritrovato
nella corrente del fiume
tra balze d'acque agitate
spirali erbe e licheni
ho ritrovato un nome.

È il nome d'un luogo
di un ponte o d'un villaggio
un mulino può darsi,
o forse è il tuo nome.

L'ho raccolto 
e con cura l'asciugo:
lo porto con me nell'andare.

21 dicembre 2009

Dio Dio (Dio mio)

Dio Dio Dio Dio Dio Dio Dio Dio
Dio Dio Dio Dio Dio Dio Dio
Dio Dio Dio Dio Dio Dio
Dio Dio Dio Dio Dio
Dio Dio Dio Dio
Dio Dio Dio
Dio Dio
Dio
mio
Dio mio
quanta quanta quanta quanta quanta quanta
quanta quanta quanta quanta quanta
quanta quanta quanta quanta
quanta quanta quanta
quanta quanta
quanta
quanta sofferenza
quanta sofferenza
quanta sofferenza
c’è
quaggiù

14 marzo 2007

lunedì 1 aprile 2024

Di quest’esilio

Di quest’esilio
le nubi basse
ebbre di malinconia
sono la vela

18 ottobre 2010

Candidi ciuffi di cielo (La neve II)

La neve II

Candidi ciuffi di cielo
dal cielo soprano
a mille a mille
dal piombo leggero
sui rami protesi.

1 dicembre 2009


In questa città (Babel II)

Babel (II)

In questa città
deliri e perversioni,
in questa città …
si muove un fantasma 
tra vetrine e gioielli
un fantasma si muove…

Stelle giallo sodio,
astri di cartone,
gran tendone
da circo senza sogni…

Urlano le sirene, piangono i bambini
si muove un fantasma d'altri mondi
i bimbi nel bidone 
abbandonati
e labbra al silicone 

sono mille le lingue di Babele
ma è una sola quella che si parla

Cantano le borsette delle donne
"viens viens mon amour…
come here sans ton coeur,
viens à moi… ablame de ti…
no darme pena ich need du… 
ich love du"

Si muove tra le vie
con ali stanche ed occhi gonfi
si muove un angelo, 
un angelo d'altri mondi…

Donne di plastica, bidoni di bambini, pubblicità…
carne da macello, colla di coniglio, pubblicità…
mercati di poesie, cuori congelati, pubblicità…
maschere di pelle, visi di cartone, pubblicità…
musica senza note, parole senza senso, pubblicità…
case senza casa, persone senza cuore, pubblicità…

ahhh
città di puttane città di sciacalli stupri & di sorrisi maledetta città…
ahhh
città di serpenti fiera di perversioni e solitudine immensa maledetta città…

ahhh
città senza cuore cloaca ed inferno maledetta città…

Città dal sangue infetto… senza Cielo sei tu!

Svanisce il fantasma, un angelo vola 
lontano da Babilonia
fra stelle di piombo …
ed orizzonti in blu cobalto…

2009

Apri le finestre a Primavera

Apri le finestre a Primavera.
il sole e l’usignolo ti chiedono
d’entrare.

È una musica il cielo
e a sciami le rondini
ondeggiano sui righi.

Apri le finestre all’aria nuova.
la nuvola riposa sulla cima
e ad ali aperte una farfalla
s’abbuffa dell’immensità.

1 febbraio 2011

A entrare (Le palme)


Le palme

A entrare
a dorso di elefante
col sole d'oro in cielo
a splendere furioso
sui petali di rosa
cogli allori al vento
e i fiori di lillà…

A entrare
col diadema di topazio
col manto in seta azzurra
fra arlecchini riverenti
volpi e faine
pecore ed armenti…

A entrare
in Roma
le truppe schierate
l'arco in pietra e la colonna…

A entrare così
verso i velluti del palazzo
fra gli evviva della rena e della folla
son buoni tutti
amico mio
son buoni tutti.

2010

O giorno eterno

O giorno eterno  o interminabile ora alba e meriggio vespro e tramonto O coro d'angeli, luminoso, e di umani rapita è l'anima in te ...