Mi chiedi del mio cielo,
che non è diverso dal tuo,
ma me lo chiedi.
Mi chiedi del mio cielo e io ti dico.
Mi chiedi del mio cielo e io ti dico.
È uno spazio infinito
un'immensità che non ha fine,
è un deserto azzurro senza orizzonti,
è un orizzonte lontano che non raggiungo mai.
Vi si perde l’occhio navigando ad est,
fra isole di candida schiuma, e stormi migratori
e velieri in volo, fatti di niente.
Vi si perde l’occhio e con esso va via la mente,
e dietro di lei si perde l’anima,
cullata al pensiero di un ritorno.
Ah, è sterminata la reggia del sole,
vi viaggiano gli stormi per mille e mille anni.
Eppure tutto sta nel mio cuore,
tutto intero come un piccolo fiore:
che grande mistero è questa cosa!
Che posso dirti del mio cielo?
Ti dirò delle tempeste, che ne spazzano la volta,
Ti dirò delle tempeste, che ne spazzano la volta,
come l’ira furiosa sul volto del padrone.
Ci sono i lampi, screzi azzurrini che tagliano il vento,
che abbagliano i mortali,
e tuoni che fan tremare le gambe dei cavalli,
e i venti che forti turbinando sconquassano la terra.
Draghi di vapore, basilischi di tempesta...
Si nasconde la volpe nella tana, e la quercia piega le sue fronde fin che può.
Ti dirò della neve che vien giù da una grigia coltre di luna,
e porta il freddo ed il silenzio e poi l'odor di fumo
e poi la morte.
Ma questo è il mio cielo quand'è l’inverno
questo è il mio cielo fermo e stanco quando anche il fiume si secca
e si fa teschio.
Meglio che ti dica allora del mio cielo d’aprile,
coi suoi greggi di nuvole in corsa...
Guarda adesso, che ti mostro una volta stellata:
sono milioni e milioni le luci accese lassù,
lassù nel profondo blu della notte.
Ecco, guarda: è grande davvero questo trono di Dio!
Eppure, credimi, ci sta tutto dentro il mio cuore.
anni 2000

Nessun commento:
Posta un commento