martedì 2 aprile 2024

Infiniti infiniti.

C’è un infinito che è grande grande, più grande del mare e del cielo insieme, è un infinito è infinitamente grande;

Poi ce n’è uno che è piccolo piccolo, ma piccolo che più piccolo non si può.

C’è un infinito tutto pieno, pieno di infiniti, e gli infiniti sono tanti lì dentro, e se ne trovano in numero infinito da tanti che sono.

C’è un infinito, invece, che è infinitamente vuoto e in esso non c’è assolutamente nulla. Nulla se non l’infinito vuoto di cui è fatto. E forse neppure quello, da tanto vuoto che è.

C’è un infinito che non si può riempire perché è troppo grande e uno che è già pieno di sé, e altro non ci sta sen altro infinito.

C’è un infinito che canta e che suona con bellissime armonie.

Uno è fatto di luci e di colori che non finiscono mai di stupire.

Ci sono infiniti infiniti posti in ogni parte dell’infinito spazio, infiniti che brulicano che esplodono che si ritraggono composti, come brave educande in processione.

Infiniti che si fondono in un solo infinitamente grande infinitamente piccolo infinito.

E questo che riempie il mio bicchiere, come vedi, non è del rosso vino di questa terra, e non è grappa, non è nemmeno assenzio, né fumo e neanche medicina. 
No: questo che vedi è il mio quotidiano sorso d’infinito. 
D’infinito puro. 

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