venerdì 29 marzo 2024

Pedageron scrive dal fronte

Pedageron scrive dal fronte

Sono vecchio mia cara, ci son già duemila anni che pesano sulla mia schiena, pure i miei occhi di bambino non t’ingannano, perché è ciò che sono: un fanciullo di duemila anni compiuti.

Sono secoli che guardo questo fiume scorrere al mare e secoli che ne conto una ad una le gocce, e i cadaveri a passare, e i tronchi di querce abbattute dal tempo, galleggiando essi sulle onde. Ascolto la voce delle ninfe, come ascolto la tua, mia cara, e desidero le stelle come una volta. E di perdermi tra le nubi come un uccello.  

Ma dal fronte tra queste crode sento la tua voce. Leggo le tue parole.

Mi manchi mia cara, ora che le tue mani e i tuoi baci si son fatti un ricordo. Mi manchi come mancano i sogni alla dura realtà.

Ti ho chiamata Sophie per confondermi ancora. Ho sognato un paradiso per sentirti di meno. Per illudermi ancora.

Perché son troppo vecchio per ritornare a valle, per ripartire verso altre cime. E troppo giovane per abbandonare il fronte, mentre la guerra contro le cose si fa più severa.

Ti scrivo lettere da quest’esilio. Cerco conforto nelle tue parole. Ti leggo come ti leggerebbe un vecchio, ti guardo nelle figure come farebbe un bambino. Mi manchi, mentre si attende improvviso un attacco che però non viene.

 

 2007

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