La pipa
del generale
Il generale Mac Arthur scende dall’aereo. Si
guarda attorno soddisfatto ammirando le macerie del paese. È un paese ormai
sconfitto, distrutto, sottomesso: «un bel lavoro», commenta il generale, «…un ottimo lavoro».
Il generale Mac Arthur scende piano dall’aereo. Stringe
fra i denti un’enorme pipa di legno. Una pipa larga quanto un atollo del
Pacifico. È un atollo del Pacifico.
Il generale sorride guardando quel che resta
del nemico, a ogni passo manda a tutti un sorriso di vittoria. E uno sbuffo di
fumo dalla pipa.
La sua pipa
è un vulcano dal ventre caldo di fornace. Sbuffi di fumo escono a botti,
«ma che strano», dicono, «gli sbuffi han la forma dei funghi». Il generale
sbuffa e sorride: son proprio funghi di fumo quelli che escono dalla sua pipa.
Finiamo il lavoro, ora si tratta di umiliare i
vinti perché anche l’animo sia sconfitto, si tratta di schiacciare col tacco
degli stivali il loro miserabile cuore. Poi sì che sarà un lavoro ben fatto.
Il generale per intanto schiaccia per bene il
tabacco dentro la caldaia, preme con le dita fino in fondo alla caverna. Preme
il tabacco che sa di foresta tropicale, lo schiaccia con forza comprimendo ogni
sua parte. Lo fa con cura, perché sia tutto ben pronto, perchè nulla sfugga alla
fiammata: il lanciafiamme produce un effetto migliore, ed è più buono l’aroma
che ne esce poi.
Di laggiù tutto tace, non proviene alcun
rumore, ma il generale sa già che le fiamme staneranno i rumori voluti. Saranno
rumori graditi. Sogghigna il generale accendendo la pipa.
Il generale ha lì pronta una penna. È la penna
della resa, una penna comune, senza alcun inchiostro speciale. E ha un foglio,
che è bianco, ma reca già scritto il futuro della colonia, il radioso futuro
dei vinti: pace e misericordia, per le pelli piagate, per le ragazze violate
dai suoi bravi soldati.
Il cannello è lungo e stretto. Lungo come un
treno che fugge dalle città in fiamme. Lungo e flessuoso, come il treno che i
caccia hanno raggiunto. Il cannello è un treno da mitragliare pieno di uomini
inermi. E infatti un crepitìo esce dal cannello infuocato, e un sapido fumo
sale alla bocca del vincitore.
Ora che tutto è firmato, il generale lucida le
sue medaglie. Laggiù, in fondo alla sua pipa, qualcosa continua a bruciare,
lento, senza rumore. Continuerà per tanto tempo, anche dopo che gli sbuffi a
forma di fungo saranno stati dimenticati.
Michele
Balen
10/03/2007
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