Lascia ch'io vada, o madre,
dal tuo ventre,
dal tuo seno,
salendo ad uno ad uno
i gradini del cielo,
fino all'ultimo strappo
fino al doloroso lutto di me stesso.
Lascia ch'io passi la soglia,
o madre,
che acceca i sapienti.
Tu sai che devo andare.
Grazie o madre
del tuo latte
grazie dei balocchi dei fiori
delle tenere carezze dei dolori
dei temporali dei prati dei boschi
del pane e della neve
leggera tra i monti.
29 maggio 2010

Nessun commento:
Posta un commento