questa bruma invernale
queste nebbie che bagnano i boschi
e il mio nero pastrano grosso
che, nel freddo, tra i rami e i tronchi nudi, si confonde.
Forse per le poesie e gli incanti
e i sogni molte volte sognati,
forse i ricordi di un’età dolente
che fu la mia,
quando il gelo mi fu compagno,
-l’acqua cadendo sui capelli-
quando strade d’asfalto, boschi e altari
sapevan di miseria
e disperata speranza.
Perché allora si scrisse nel mio cuore
il nome di questa terra
borghi porte e vie lacerate
foschie montane e ferite non sanate
e l’ombra di una torre in cima al colle
pugnale contro il cielo, lama d’argento
tronco di quercia vecchia…
Non so perché io l’ami
ma come note di una canzone antica
mi scorre dentro
case colline gocce di rugiada,
i fiocchi di candido frigore
e i silenzi che i corvi san suonare,
gli spettri dei campi, le foglie morte,
e i sogni molte volte sognati,
forse i ricordi di un’età dolente
che fu la mia,
quando il gelo mi fu compagno,
-l’acqua cadendo sui capelli-
quando strade d’asfalto, boschi e altari
sapevan di miseria
e disperata speranza.
Perché allora si scrisse nel mio cuore
il nome di questa terra
borghi porte e vie lacerate
foschie montane e ferite non sanate
e l’ombra di una torre in cima al colle
pugnale contro il cielo, lama d’argento
tronco di quercia vecchia…
Non so perché io l’ami
ma come note di una canzone antica
mi scorre dentro
case colline gocce di rugiada,
i fiocchi di candido frigore
e i silenzi che i corvi san suonare,
gli spettri dei campi, le foglie morte,
la volpe ed il ruscello
1988

Nessun commento:
Posta un commento