Dall’erta scorgo in fondo alla strada la curva: una roccia buia sovrasta la strada dalla parte destra, nella roccia si aprono come le orbite cave di un teschio delle grotte tenebrose.
Accanto alla strada si apre una fossa come una pozza prosciugata, e da essa la riga profonda di un torrente in secca. Una solo passaggio è possibile ed è un ponte stretto che scavalca la fessura.
Mi avvicino timoroso, temo l’oscurità e le presenze minacciose che essa contiene. Sono ormai sul ponte. Il ponte non è che una trave di legno squadrato, un grosso palo che sotto i miei passi scricchiola un poco. Devo fidarmi e andare avanti. Intorno a me tutto è tetro.
La fossa e la caverna possono vomitare demoni contro di me, oppure ingoiarmi per l’eternità. Allora canto.
La voce che esce dal mio petto è forte, angelica, chiara: “…IO SONO COLUI CHE È…” Un faro tra le mie mani illumina improvvisamente il mio cammino. Alla sua luce le grotte si rivelano essere vuote, non c’è nessuno che minacci veramente il mio passaggio. La luce che emana il mio fanale è così potente che annulla le tenebre ovunque io lo diriga.
Ora che ho oltrepassato il torrente non ho più alcun timore. Sono già sulla strada che porta a casa.
Ora che ho oltrepassato il torrente non ho più alcun timore. Sono già sulla strada che porta a casa.
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